L’Italia è prima nell’Unione europea per valore aggiunto agricolo, con il 16,9% del totale, ma nel 2025 è rimasta fuori dai primi dieci Paesi europei per capitale investito nelle startup agrifoodtech. È da questa contraddizione che nasce Agrifood next 60, il report realizzato dalla tech hub *beeco, con ESCP e InnovUp per rendere più visibile un ecosistema che fatica ancora ad attrarre investimenti. Presentata a Torino durante un side event ufficiale di Wave by Vento, l’iniziativa – che annovera anche Our Future fra i media partner – mappa 60 startup distribuite in 14 regioni italiane. Più della metà possiede almeno un brevetto e una su otto è uno spin-off della ricerca. La selezione non costruisce una classifica: mette in evidenza caratteristiche, tecnologie e potenzialità delle singole realtà, offrendo a investitori, imprese e istituzioni uno strumento per orientare le proprie decisioni.

«Una mappa la disegna chi ha voglia di guardare dove gli altri non guardano ancora», afferma Marco D’Angelo, CEO di *beeco, che sottolinea il divario tra capacità innovativa e accesso ai finanziamenti: «Nel 2025 le startup agrifoodtech islandesi hanno raccolto più capitale di quelle italiane. Non è un problema di startup: queste 60 dimostrano che ci sono. È un problema di sguardo, perché nessuno le aveva ancora messe su una mappa che investitori, imprese e istituzioni potessero usare per decidere. I tesori migliori sono quelli che le mappe degli altri non segnano ancora».

I numeri restituiscono un ecosistema concentrato soprattutto al Nord, dove ha sede il 65% delle startup selezionate. Il 15% si trova al Centro e il 18% al Sud e nelle isole. Quasi tutte vendono ad altre imprese; 18 hanno già raccolto oltre un milione di euro, ma la mediana dei capitali raccolti dalle startup finanziate si ferma a 400 mila euro. Sul fronte della composizione dei team, più del 30% delle realtà ha almeno metà dei ruoli chiave ricoperti da donne. I dati sono dichiarati dalle startup.
Il report organizza le 60 realtà in sei aree tecnologiche: deep tech, sistemi biologici, tecnologie industriali, dati, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali, soluzioni circolari e climatiche, food e ingredienti. La selezione è stata affidata a una commissione multidisciplinare, che ha valutato le candidate sulla base di dieci criteri comuni, considerando aspetti come la tecnologia, l’utilità per chi produce e la capacità di mantenersi sul mercato nel lungo periodo.

Per Francesco Venuti, professore presso ESCP, direttore del Master in International Food & Beverage Management e Dean dell’Executive MBA, «Il futuro del cibo si sta costruendo oggi, nell’incontro tra tecnologia, scienza, imprenditorialità e nuove sensibilità verso la sostenibilità. Le startup agrifoodtech sono laboratori vivi di questo cambiamento: sperimentano nuove soluzioni, anticipano bisogni e ridefiniscono il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo. Questo rapporto racconta un’Italia straordinaria, purtroppo non molto visibile, che non si limita a custodire una tradizione agroalimentare d’eccezione, ma ha anche l’opportunità di diventare un laboratorio fondamentale dell’innovazione nel food. Come istituzione educativa e accademica, sentiamo la responsabilità di collaborare per far emergere e valorizzare questa realtà, nonché di sensibilizzare e accompagnare le nuove generazioni affinché siano preparate a cogliere anche questa eredità e a coltivare questa opportunità fondamentale per il nostro Paese».

La questione, dunque, non riguarda soltanto la capacità di innovare, ma anche quella di rendere le soluzioni riconoscibili e finanziabili. «L’agrifood è la specializzazione che l’Italia non ha ancora scelto, nonostante una filiera industriale tra le più solide del Paese e startup capaci di innovare dal laboratorio al campo. Per questo serve un cambio di passo ma il capitale non si muove al buio: Agrifood next 60 rende questo ecosistema più leggibile, offrendo a investitori, imprese e istituzioni una mappa concreta per capire dove guardare e quali tecnologie sostenere», osserva Giorgio Ciron, direttore di InnovUp.

Oltre ai profili delle 60 startup, il report raccoglie analisi sull’ecosistema italiano, dati e tendenze di mercato, approfondimenti sulle principali traiettorie tecnologiche e contributi di 18 protagonisti del settore. L’obiettivo è mettere in relazione chi sviluppa nuove soluzioni con chi può sostenerne la crescita, dalla ricerca alle imprese, fino agli investitori e alle istituzioni. Resta la domanda da cui il progetto ha preso le mosse: per un Paese con una filiera agroalimentare così forte, la scarsità di capitali è un ritardo da colmare o un’opportunità ancora poco esplorata? Agrifood next 60, destinato a diventare una pubblicazione annuale, prova almeno a rendere più visibili le realtà da cui partire. Il report è disponibile gratuitamente – previa registrazione – su agrifoodnext60.world.

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