L’intelligenza artificiale non è più confinata alle sperimentazioni: il 46% dei professionisti europei afferma di utilizzarla già nella propria attività quotidiana, contro il 12% registrato un anno fa. È quanto emerge dall’“EY Italy AI Barometer”, indagine condotta da EY su oltre 4.900 intervistati in nove Paesi, tra cui 539 professionisti italiani appartenenti a diversi settori.
Secondo lo studio, più dell’80% degli intervistati valuta positivamente la propria esperienza con l’AI. Le imprese stanno favorendo l’adozione: il 40% dei lavoratori può usare liberamente applicazioni di AI, il 27% con alcune restrizioni. In Italia, l’utilizzo dell’AI sul lavoro si rivela in crescita, passando dal 12% nel 2024 al 46% nel 2025 (+34%). L’impiego degli italiani riguarda soprattutto applicazioni che migliorano la produttività individuale, come la scrittura di testi (60%), gli assistenti vocali (47%) e i chatbot (40%). Ma sono la sicurezza e la protezione dei dati (53%), la user experience (40%) e i costi (32,5%) a rimanere i principali fattori di attenzione per gli utenti.

Fonte: EY European AI Barometer 2025
Una spinta dall’alto
Il ricorso all’AI segue un percorso “top-down”. Tra i manager il 59% dichiara di aver aumentato l’utilizzo, contro il 39% del resto dei dipendenti. Già nel 2024 la differenza era evidente: il 69% dei dirigenti segnalava un impatto diretto dell’AI sul proprio ruolo, contro il 49% dei non-manager.
La leadership aziendale mostra anche una maggiore attenzione agli aspetti regolatori: il 74% dei dirigenti afferma di conoscere il framework etico adottato dalla propria organizzazione, contro il 47% dei dipendenti. Nella maggior parte dei casi, i lavoratori riconoscono che la direzione incoraggia l’implementazione delle nuove tecnologie.
Formazione: un divario ancora aperto
Il nodo resta la preparazione. Quasi la metà del top management ritiene che i dipendenti abbiano ricevuto un training adeguato, ma solo il 20% degli stessi si dice d’accordo. Nonostante ciò, molti lavoratori si stanno muovendo in autonomia: il 64% sta già investendo in competenze legate all’AI, sia con corsi privati (26%) sia con percorsi professionali (22% + 16%). In questa area l’Italia guida il campione europeo, seguita da Spagna e Germania.
L’esperienza diretta fa la differenza: tra chi utilizza l’AI, il 77% esprime un atteggiamento positivo e consapevole, mentre tra chi non la usa (23%) prevalgono incertezza e timori, spesso legati a una conoscenza superficiale.

Giuseppe Santonato, EY
Settori più impattati
I benefici sono già tangibili in diversi comparti. Nel settore energia e risorse e nello sport, la totalità degli operatori segnala un impatto positivo. Seguono banche, mercati dei capitali e servizi finanziari, con l’88% che riconosce miglioramenti. L’industria manifatturiera avanzata si attesta all’80%, il settore scientifico al 75%.
Per Giuseppe Santonato, AI Leader di EY Europe West, il salto di qualità dipende ora dalla capacità di rendere la tecnologia inclusiva: «L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia emergente, ma una realtà concreta che sta già generando valore per le imprese. Il 52% del top management ha rilevato benefici tangibili in termini di riduzione dei costi e aumento dei profitti. Tuttavia, il vero salto di qualità arriverà quando sarà accompagnata da una cultura diffusa e condivisa. Colmare il divario di consapevolezza tra leadership e dipendenti è oggi una priorità strategica: serve un investimento concreto in formazione, governance e accessibilità per rendere l’AI una leva inclusiva e sostenibile di trasformazione».
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