La Generazione Z, comunemente considerata un gruppo omogeneo, rivela in realtà una complessità sorprendente. Nel corso degli ultimi 12 mesi, le analisi Ipsos hanno evidenziato un divario significativo negli atteggiamenti tra gli uomini e le donne della GenZ.
Sebbene non sia ancora del tutto chiaro cosa stia determinando questo divario, è evidente che la GenZ non è un monolite. Semplificare questa generazione in un unico gruppo che condivide atteggiamenti e valori simili rischia di far perdere un mondo di dettagli. Più che in ogni altra generazione intervistata, uomini e donne della GenZ non la pensano allo stesso modo.

Le divergenze di genere si manifestano chiaramente, ad esempio, su temi quali l’uguaglianza di genere, il femminismo, i diritti dei transgender e l’aborto. Mentre le giovani donne tendono ad adottare posizioni più progressiste, una porzione significativa dei loro coetanei maschi mostra una propensione verso valori più conservatori e tradizionali. Questa dicotomia si estende anche alle opinioni sull’intervento statale e la regolamentazione governativa.
Le recenti elezioni del 2024 e 2025 hanno offerto un’altra tangibile dimostrazione di come questo divario si traduca in comportamenti elettorali concreti. In Germania, circa un quarto degli uomini tra i 18 e i 24 anni ha votato per il partito di estrema destra AfD nelle elezioni federali del 2025. Nel Regno Unito, le elezioni generali del 2024 hanno visto il 12,9% dei giovani uomini votare per Reform UK, contro solo il 5,9% delle donne.

Un altro fattore che contribuisce ad amplificare queste differenze è la frammentazione del panorama mediatico. A differenza dei Millennial, cresciuti con un’esperienza mediatica relativamente uniforme, la GenZ naviga in un mondo di feed iper-personalizzati e comunità online di nicchia. Questo ambiente digitale frammentato porta uomini e donne a occupare spazi online distinti, consumando contenuti diversi e formando visioni del mondo sempre più divergenti.
Dall’Ipsos Generations Report 2025 emerge, dunque, un tema cruciale quando si parla di generazioni: se si considera che tutti i nati in un periodo di 15 anni possono essere accuratamente descritti come una categoria con valori e comportamenti comuni, ci si rende subito conto del problema. Troppe analisi generazionali rimangono basate su stereotipi e cariche di bagaglio culturale.
Comprendere la Generazione Z richiede un approccio più sfumato e attento alle differenze interne. Le implicazioni di questo divario di genere sono profonde e si estendono oltre la sfera politica, influenzando settori come l’istruzione, l’occupazione e le dinamiche sociali. Per ricercatori, politici e marketer, è cruciale riconoscere questa complessità per evitare generalizzazioni fuorvianti e sviluppare strategie più efficaci e mirate.
Francesca Petrella ha una laurea specialistica in Comunicazione Pubblica ed Internazionale e un master in Comunicazione Pubblica e Sociale. Inizia la sua carriera professionale in Ipsos Public Affairs e dal 2017 è responsabile della divisione Marketing e Comunicazione di Ipsos. Dal 2023 è anche DE&I Manager in Ipsos e co-fondatrice dell’Osservatorio Civic Brands.
