Ogni chilogrammo caricato su un aereo viaggia insieme ai passeggeri. E consuma carburante. Vale per i bagagli, naturalmente, ma anche per il carburante stesso: più se ne imbarca, più aumenta il peso del velivolo e, di conseguenza, la quantità di energia necessaria per farlo volare. È su questo margine, apparentemente molto concreto e quotidiano, che easyJet ha deciso di intervenire. La compagnia ha avviato una partnership con i6 Group per digitalizzare le operazioni di rifornimento attraverso eHandshake, una piattaforma progettata per rendere più preciso l’intero processo, dalla pianificazione dell’ordine alla consegna e alla conferma del carburante. Secondo le stime della compagnia, il nuovo sistema potrebbe contribuire a ridurre le emissioni fino a circa 10mila tonnellate di CO₂ all’anno.
La piattaforma sarà integrata in ETechlog, il sistema già utilizzato dai piloti easyJet. Quello che fino a oggi poteva richiedere documentazione cartacea e inserimenti manuali sarà trasformato in un flusso digitale condiviso tra equipaggi, fornitori e team operativi. Il sistema registrerà la quantità di carburante pianificata, quella ordinata, quella effettivamente consegnata e quella accettata dal pilota, raccogliendo tutte le informazioni in un’unica piattaforma. L’obiettivo è avvicinare il più possibile il rifornimento alle reali necessità del singolo volo. Perché il carburante caricato ma non necessario non è soltanto una riserva: è anche peso aggiuntivo da trasportare per centinaia o migliaia di chilometri, con un effetto diretto sui consumi.
«L’introduzione di eHandshake ci permetterà di adottare un processo di gestione del carburante più connesso ed efficiente», ha dichiarato Adam Baker, Head of Fuel Performance di easyJet, sottolineando l’obiettivo di migliorare la qualità dei dati e la visibilità sulle operazioni. La digitalizzazione dovrebbe produrre effetti anche nelle attività a terra. easyJet stima che il passaggio dalla documentazione cartacea a un processo elettronico consentirà di risparmiare circa 600mila fogli all’anno. La prima fase di implementazione interesserà circa metà del network della compagnia, mentre il piano prevede di estendere la piattaforma a circa il 90% delle destinazioni nei prossimi tre anni.
L’iniziativa si inserisce nella strategia con cui easyJet punta a ridurre del 35% l’intensità delle proprie emissioni di carbonio entro il 2035. Ma il progetto richiama anche una questione più ampia: quella dell’impatto climatico del trasporto aereo. Secondo i dati dell’International Council on Clean Transportation, circa il 2,4% delle emissioni globali di CO₂ deriva dal traffico aereo. Considerando anche gli altri gas e il vapore acqueo prodotti dai velivoli, il settore è responsabile di circa il 5% del riscaldamento globale. Una quota che può apparire relativamente contenuta rispetto ad altri comparti, ma che va letta anche alla luce di un altro dato. Solo una piccola parte della popolazione mondiale vola con regolarità: secondo l’ICCT, si tratta di circa il 3%. Anche nei Paesi più ricchi, la percentuale di chi utilizza frequentemente l’aereo si colloca tra il 12% e il 15%. Eppure, se l’intera popolazione mondiale effettuasse un solo volo a lungo raggio ogni anno, le emissioni del solo trasporto aereo supererebbero quelle complessivamente prodotte dagli Stati Uniti.
Le differenze rispetto ad altri mezzi di trasporto restano significative. Le stime indicano circa 285 grammi di CO₂ per passeggero e per chilometro percorso in aereo, a fronte dei circa 42 grammi attribuiti a un’automobile per passeggero e per chilometro. Nel solo luglio 2019, oltre un milione di voli effettuati in Europa avrebbe prodotto, secondo Supporting European Aviation, 20,7 milioni di tonnellate di CO₂. La riduzione dell’impatto del trasporto aereo passa naturalmente dallo sviluppo di nuovi carburanti e di aeromobili più efficienti. Ma esiste anche un livello meno visibile, fatto di migliaia di decisioni operative ripetute ogni giorno. In un settore nel quale il carburante rappresenta una delle principali voci di costo e la sua combustione è la principale fonte di emissioni, rendere più accurata la gestione dei rifornimenti significa intervenire contemporaneamente sull’efficienza economica e su quella ambientale.
Non cambierà da solo il peso climatico del trasporto aereo. Può però ridurre un peso reale, quello trasportato inutilmente a bordo, trasformando un processo amministrativo e operativo in una delle tante leve disponibili per consumare meno.
