Un progresso parziale e diseguale. È questa, in estrema sintesi, la fotografia dell’Italia nel percorso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, secondo il rapporto annuale dell’Istat, giunto alla sua ottava edizione. Pur registrando un miglioramento in oltre il 50% degli indicatori nell’ultimo anno e oltre il 60% nel decennio, i dati segnalano una stagnazione nel 20% delle misure e un peggioramento in oltre una su quattro nel breve periodo. Per l’Istat, appare evidente che serve un’accelerazione per non mancare l’appuntamento con il 2030.
Ambiente, equità e istituzioni restano indietro
I risultati più deboli si concentrano su quattro Goal:
Goal 15 – Vita sulla Terra: 89% degli indicatori fermi o in regressione
Goal 16 – Pace, giustizia e istituzioni solide: 80% in calo o stagnanti
Goal 6 – Acqua pulita e servizi igienico-sanitari: andamento insoddisfacente
Goal 5 – Parità di genere: pochi segnali di miglioramento
Anche il Goal 3 (Salute) mostra segnali negativi: il 40% degli indicatori è in peggioramento, e il Goal 16 evidenzia un 60% in calo.
I segnali positivi
Gli obiettivi che fanno registrare progressi significativi sono il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi), il Goal 8 (Lavoro e crescita economica) e il Goal 7 (Energia pulita e accessibile), tutti con oltre il 75% degli indicatori in miglioramento.
Buoni risultati anche per istruzione (Goal 4), consumi responsabili (Goal 12) e sviluppo urbano sostenibile (Goal 11).
Nord-Sud: un divario ancora marcato
L’analisi territoriale evidenzia profonde disuguaglianze. Nel Nord, oltre la metà delle misure è sopra la media nazionale, mentre nel Mezzogiorno, il 52% è sotto la media.
A pesare nel Sud sono soprattutto povertà, disoccupazione, disuguaglianze e bassi livelli di istruzione. I Goal più critici per il Mezzogiorno risultano:
Goal 1 – Povertà
Goal 4 – Istruzione
Goal 8 – Lavoro
Goal 10 – Ridurre le disuguaglianze.
I territori: luci e ombre
Tra le regioni con performance migliori, si segnalano Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia (buoni risultati su lavoro e contrasto alla povertà), Marche e Toscana.
Si rivelano in difficoltà Liguria, penalizzata da parità di genere, cambiamenti climatici e istituzioni; Lazio, condizionato negativamente dagli indicatori del Goal 16; Campania e Sicilia, con criticità su abbandono scolastico, povertà lavorativa e deprivazione materiale.
Nel Sud, segnali incoraggianti arrivano da Abruzzo, Molise e Basilicata, soprattutto su obiettivi ambientali.
Trend nel tempo: inversioni inattese
Alcune regioni tradizionalmente virtuose, come le Province autonome di Trento e Bolzano, mostrano oggi un aumento di misure in peggioramento.
Al contrario, regioni storicamente meno performanti – come Abruzzo, Sicilia, Liguria e Basilicata – hanno registrato progressi significativi nell’ultimo anno.
Nel lungo periodo, le migliori tendenze si osservano in Emilia-Romagna, Umbria, Marche e Puglia, con il più alto numero di indicatori in crescita e il minor numero in calo (tranne le Marche, penalizzate da alcuni peggioramenti).
