Una lavatrice guasta, uno smartphone che non funziona più, un aspirapolvere da sostituire. Da oggi, 22 ottobre, per molti prodotti di uso quotidiano la riparazione diventa un’opzione da tutelare anche oltre la garanzia legale. Con il recepimento della direttiva europea 2024/1799, entrano infatti in vigore nuove regole che puntano a prolungare la vita dei beni di consumo e a ridurre lo smaltimento di apparecchi ancora recuperabili.

La novità principale riguarda gli obblighi dei produttori: per le categorie di beni interessate dalla normativa, dovranno garantire la riparazione quando è tecnicamente possibile, anche a garanzia scaduta, gratuitamente o a un prezzo ragionevole e in tempi congrui. Se l’intervento non è praticabile, potranno proporre un prodotto ricondizionato. Quando il fabbricante ha sede fuori dall’Unione europea, l’obbligo ricade sul suo rappresentante autorizzato nell’Ue o sull’importatore.
Per evitare che costi e difficoltà rendano la riparazione poco conveniente, i produttori dovranno inoltre rendere disponibili pezzi di ricambio e strumenti a prezzi che non scoraggino gli interventi. Prima di iniziare il lavoro, il riparatore dovrà consegnare al consumatore un modulo europeo con le informazioni essenziali: tipo di intervento, tempi, costi ed eventuale disponibilità di un prodotto sostitutivo. Le condizioni indicate resteranno valide per 30 giorni.

Le tutele cambiano anche per i beni ancora coperti dalla garanzia legale. Il consumatore conserva il diritto di scegliere, nei casi previsti, tra riparazione e sostituzione. Se opta per la prima, il periodo di responsabilità del venditore si prolunga di dodici mesi dalla riparazione: un incentivo a recuperare il prodotto anziché sostituirlo. Entro il 31 luglio 2027 dovrà inoltre essere attivata una piattaforma online europea per aiutare i cittadini a trovare riparatori, venditori di beni ricondizionati e altre iniziative dedicate al riutilizzo.

La posta in gioco è anche ambientale. Secondo le stime riportate nel testo della normativa, le nuove misure potrebbero consentire ai cittadini europei di risparmiare 12 miliardi di euro l’anno, evitare 35 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici e ridurre le emissioni di gas serra di 261 milioni di tonnellate. Assoutenti richiama inoltre il peso dello smaltimento prematuro: ogni anno, in Europa, i prodotti riparabili che vengono buttati generano 35 milioni di tonnellate di rifiuti, con conseguenze ambientali ed economiche.
«Le nuove norme non solo riducono la produzione di rifiuti, ma contrastano l’odioso fenomeno dell’obsolescenza programmata, spingendo i fabbricanti a realizzare prodotti che durino di più nel tempo», sottolinea Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti.

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