Come si traghettano nel futuro i prodotti più quotidiani della tavola italiana? Barilla risponde con BITE – Barilla Innovation & Technology Experience – il nuovo centro dedicato all’innovazione alimentare costruito a Parma, a fianco del molino, del pastificio e degli uffici storici dell’azienda, dove il gruppo nacque 148 anni fa.
L’edificio, quasi 14 mila metri quadrati (circa due campi da calcio), è oggi la struttura più rilevante tra gli investimenti recenti del gruppo sul fronte R&D e un tassello che rafforza il ruolo dell’Italia nell’agroalimentare internazionale. È qui che pasta, sughi e prodotti da forno diventano terreno di sperimentazione, grazie a processi che combinano tecnologia, competenze e attenzione alla qualità sensoriale.

© Barilla Group
La struttura e gli investimenti
BITE si articola in 4.800 metri quadrati dedicati all’Innovation Center: un’area di Design Thinking, spazi per degustazioni e analisi sensoriali, due cucine sperimentali – una focalizzata sulla pasta, l’altra sul bakery – e un auditorium. Accanto, 9.000 metri quadrati di impianti pilota ospiteranno linee sperimentali per lo sviluppo di nuove referenze, test di packaging, sistemi avanzati per qualità e sicurezza alimentare.
Barilla ha investito oltre 20 milioni di euro per la costruzione del centro, cui si aggiungeranno circa 2 milioni l’anno per attività di upgrading sugli impianti. La ricerca attraversa l’intera filiera: dalla sperimentazione agricola allo studio delle ricette, fino alle prove di consumo. Lo sviluppo di un nuovo prodotto richiede in media due anni, con punte di dieci per i progetti più complessi.
Il Customer Collaboration Center
All’interno del complesso trova posto anche il Customer Collaboration Center, progettato come punto di incontro tra Barilla e i clienti. Uno spazio immersivo pensato per far dialogare insight sui consumatori, prove sensoriali e processi creativi condivisi. L’obiettivo è lavorare su soluzioni comuni e su modelli di crescita sostenibile.
«Fare innovazione significa mettere al centro i desideri delle persone», afferma Michele Amigoni, Responsabile RDQ del Gruppo Barilla. «Capire a fondo come evolveranno i loro bisogni legati al cibo e alla nutrizione, e da lì mettere a terra idee che siano nuove, buone e sostenibili. Il BITE sarà un centro aperto al mondo, dove sarà possibile vedere, toccare e comprendere come Barilla immagina il futuro del cibo».
L’ecosistema scientifico e l’open innovation
BITE si inserisce in una rete di 84 partnership attive con università e centri di ricerca italiani e internazionali: dall’Università di Parma a Wageningen, dalla Federico II di Napoli all’Università di Bolzano, dal CNR al TNO olandese, fino all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. A questo si aggiunge la collaborazione con startup agrifood e tech, tra cui i progetti sviluppati attraverso il programma Good Food Makers: dal 2019 oltre 1.200 candidature da 41 Paesi e 28 collaborazioni avviate, dall’agricoltura indoor alla tracciabilità del basilico per il Pesto alla Genovese, fino alla logistica supportata dall’intelligenza artificiale.
Nel processo di innovazione rientrano anche le preferenze dei consumatori, raccolte attraverso panel e test sensoriali, considerati parte integrante dello sviluppo.
Sostenibilità, accessibilità, arte
La struttura è progettata secondo criteri di efficienza energetica, uso di fonti rinnovabili, accessibilità e inclusione, grazie alla collaborazione con Dynamo Academy. Sono previsti percorsi tattili, arredi flessibili e ascensori dedicati. All’esterno sono programmati spazi di ricerca in agricoltura rigenerativa.
Il centro ospita inoltre opere della Collezione Barilla e accoglierà una nuova installazione: “La condizione del tempo” di Paolo Borghi, in continuità con la tradizione aziendale di intrecciare arte e innovazione alimentare.
Persone e competenze
Nel complesso lavoreranno 200 professionisti – tecnologi alimentari, ricercatori, ingegneri, food designer, assaggiatori e chef. Con programmi di internship, BITE accoglierà ogni anno 30 giovani, confermando il ruolo di Barilla come polo di formazione e occupazione qualificata.
«In Barilla, dove il prodotto è da sempre il cuore di tutto ciò che facciamo, sappiamo che una parte fondamentale del nostro lavoro è immaginare e realizzare prodotti di qualità, che devono rispondere e adattarsi alle nuove esigenze delle persone», spiega Guido Barilla, Presidente del Gruppo. «Il BITE, oltre a dare forma a quelli che saranno i prodotti di domani, rappresenta una scelta imprenditoriale ben precisa. Barilla deve guidare e anticipare le tendenze ed essere capace di dialogare con mercati sempre più aperti e internazionali».
Con BITE, l’azienda punta a mantenere radici solide nel territorio emiliano, proiettando però i suoi modelli di ricerca e sviluppo su scala globale. Un laboratorio che guarda avanti, partendo dalla tradizione che lo circonda.
Articoli correlati
Il suolo sotto pressione: le tecnologie SoilTech per evitare una crisi silenziosa
Su "Nature Reviews Bioengineering" uno studio internazionale, con la firma anche di due ricercatori dell’Università…
Italia: meno sprechi in cucina, ma il target dell’Agenda 2030 resta lontano
I nuovi dati Waste Watcher mostrano un calo dei rifiuti alimentari, trainato dai boomer. La…
Vino, il futuro passa dall’innovazione: al via la Wine Tech Challenge
Open innovation e sperimentazione sul campo per affrontare clima, mercati e digitalizzazione. Coinvolte grandi aziende…
EUDR e non solo: come cambia la tracciabilità delle filiere agroindustriali nel 2026
Dalla geolocalizzazione imposta dall’EUDR alla gestione strutturata dei dati ESG: secondo Alessandro Chelli (Trusty) la…
