A due giorni dalla chiusura della Cop30, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha intensificato gli incontri con alcune delle principali delegazioni presenti a Belém. Nel corso della giornata, il capo dello Stato ha visto i rappresentanti dell’Unione Europea, della Cina, dell’Indonesia e diversi governi latinoamericani, con l’obiettivo di avanzare sui dossier ancora aperti del negoziato climatico.

Luiz Inácio Lula da Silva (© UN Climate Change – Kiara Worth)
Il primo confronto è avvenuto con il team negoziale europeo, seguito da una serie di bilaterali con ministri e delegati di alcune delle 160 rappresentanze impegnate nella definizione del testo finale. Sul tavolo sono rimasti tre capitoli centrali: la riduzione delle emissioni climalteranti, il finanziamento ai programmi dei Paesi in via di sviluppo e la definizione di una road map per diminuire progressivamente la dipendenza mondiale dai combustibili fossili. Secondo il governo brasiliano, il compromesso richiederà un ulteriore sforzo politico per arrivare a un accordo entro venerdì.
Fonti dell’esecutivo, citate dalla stampa locale, indicano la possibilità di nuovi colloqui fra Lula, il presidente della Cop André Corrêa do Lago e rappresentanti della società civile prima del rientro del presidente a Brasilia in serata.
Pressioni sull’Europa e il ruolo dell’Italia
Nel dibattito sulla road map per la “transition away” dai combustibili fossili — sostenuta oggi da 82 Paesi — l’Italia non figura tra i promotori, come rilevato da Repubblica. Una posizione che contrasta con le parole del commissario europeo per l’azione climatica, Wopke Hoekstra, secondo cui l’idea è «molto apprezzata» dall’Unione. Si tratta della stessa proposta sostenuta da Lula fin dai primi giorni della conferenza, ora appoggiata sia da economie avanzate sia da Paesi in via di sviluppo.
In conferenza stampa, Hoekstra ha definito positivo il ritmo impresso dal Brasile: «Siamo molto contenti del senso di urgenza» espresso dalla presidenza della Cop30, affermando che questa dovrebbe essere «la Cop dell’implementazione». Per il commissario, la priorità resta «il superamento del divario delle emissioni» rispetto ai tagli necessari per contenere il riscaldamento globale.
«Questo deve essere il nostro punto di partenza», ha aggiunto, avvertendo che «ci stiamo avvicinando pericolosamente a un cambiamento climatico davvero distruttivo». Sul capitolo adattamento, Hoekstra ha ribadito che l’UE intende partecipare, «soprattutto per i Paesi più vulnerabili». E sulla proposta di una road map ha sottolineato che, al di là della definizione formale, l’Europa dispone già di «una strategia molto molto chiara di uscita dai combustibili fossili».
Come sottolinea il quotidiano Domani, solo due Paesi dell’UE non sostengono la road map: Polonia e Italia. Incrociando questo dato con le recenti dichiarazioni del presidente della Cop30, scrive Ferdinando Cotugno nella newsletter Areale, l’Italia risulterebbe «particolarmente contraria» a quella che potrebbe diventare una delle decisioni più rilevanti della conferenza. Nell’ultimo punto stampa, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha utilizzato formulazioni giudicate “vaghe” dal giornalista.
Nella notte sarebbe circolata una nuova sintesi europea, che potrebbe aver superato le resistenze di Italia e Polonia. La bozza, descritta da Cotugno come “piena di elementi positivi”, includerebbe il sostegno a una road map allineata all’obiettivo di 1,5°C, con riferimenti alla

Marina Silva (© UN Climate Change – Diego Herculano)
scienza e ai rapporti dell’IPCC, e una revisione annuale dei progressi. Secondo Cotugno, un compromesso di questo tipo rappresenterebbe una vittoria del multilateralismo.
Il Fondo per le foreste tropicali
Nel frattempo, la ministra brasiliana dell’Ambiente, Marina Silva, ha annunciato a Belém l’impegno della Germania a investire un miliardo di euro nel Fondo “Foreste tropicali per sempre” (Tfff), il meccanismo proposto dal Brasile per remunerare i Paesi che conservano i propri biomi. Silva ha definito il contributo tedesco «una dimostrazione della solidità del modello e del suo potenziale di finanziamento globale».
Il Tfff si basa su un fondo di investimento strutturato su rendimenti di attività a reddito fisso: non prevede donazioni, ma un sistema che genera profitti destinati a compensare economicamente la tutela delle foreste.
