Per anni il mozzicone di sigaretta è stato raccontato soprattutto come simbolo di degrado urbano: piccolo, tossico, onnipresente. Più raramente come materia recuperabile. È da questa seconda ipotesi che si muove Re-Cig, realtà che lavora sulla trasformazione dei residui dei prodotti da fumo in nuove risorse industriali e che ora prova a ridefinire anche il proprio linguaggio visivo e strategico.
Il percorso di riposizionamento, sviluppato insieme a Finger Studio, accompagna una fase di crescita dell’azienda che da startup focalizzata sulla raccolta a PMI innovativa vuole ora presentarsi come attore industriale dell’economia circolare.
La questione, però, non riguarda soltanto il logo o l’estetica. Il nodo è culturale prima ancora che grafico: come si racconta un’attività legata ai rifiuti senza restare intrappolati nell’immaginario dello scarto?
La risposta organizzata da Re-Cig passa attraverso un cambio netto di linguaggio. La nuova identità visiva abbandona i codici tradizionalmente associati al “rifiuto” — colori cupi, richiami allo sporco o all’emergenza ambientale — per avvicinarsi a un’estetica più vicina al design industriale, alla pulizia visiva e all’innovazione tecnologica.
Anche il racconto si allarga. Non più soltanto il mozzicone come elemento isolato, ma la filiera che può nascere dal suo recupero, dalla selezione alla trasformazione, fino al riutilizzo di materiali destinati a nuovi cicli produttivi.
Uno degli elementi più riconoscibili del nuovo sistema grafico è l’introduzione di un personaggio illustrato, un orsetto lavatore, pensato per alleggerire la complessità tecnica del servizio senza banalizzarla. Una scelta narrativa che prova a tenere insieme rigore industriale e accessibilità.
Il progetto coinvolge tutti i principali punti di contatto del brand: sito web, materiali di comunicazione, allestimenti fieristici e presenza pubblica. Dietro l’operazione c’è anche una riflessione più ampia sul ruolo del branding nei settori ambientali, spesso schiacciati su una comunicazione tecnica o emergenziale.
Matteo Bonetti, co-founder e CEO di Finger Studio, spiega: «Siamo partiti dall’identità visiva per lavorare in profondità sulla capacità dell’azienda di competere sul mercato in modo più credibile e distintivo. Il branding non serve a essere più belli, ma più rilevanti: è ciò che permette a un’azienda di essere credibile, riconoscibile e pronta a scalare, aprendosi a nuove opportunità».
Per Re-Cig, il riposizionamento serve soprattutto a rendere più comprensibile la propria traiettoria industriale. Marco Fimognari, co-founder e CEO dell’azienda, sintetizza così il passaggio: «Re-Cig nasce da una visione molto concreta: trasformare un problema diffuso e invisibile in una risorsa industriale. Oggi, anche grazie a questo percorso, possiamo raccontare in modo più chiaro la portata della nostra tecnologia e il valore che generiamo, non solo in termini ambientali ma anche economici e industriali».
Sul fondo resta una questione più ampia, che riguarda l’economia circolare nel suo complesso e la gestione dei rifiuti che continua a essere percepita come l’ultimo anello della catena, mentre una parte crescente dell’industria prova a trasformarla in origine di nuovi processi produttivi.
