Per l’industria europea la transizione elettrica sta entrando nella fase in cui la tecnologia, da sola, non basta più. Il passaggio dai combustibili fossili all’elettricità nei processi produttivi dipenderà sempre di più dalla possibilità di avere energia disponibile, infrastrutture adeguate e prezzi abbastanza competitivi da rendere sostenibili investimenti destinati a durare decenni. È la prospettiva delineata da uno studio realizzato da Ecorys e VITO per la Direzione generale Energia della Commissione europea, che analizza il potenziale dell’elettrificazione nei principali comparti energivori dell’Unione: dalla chimica all’acciaio, dal cemento al vetro, dalla ceramica alla carta e all’industria alimentare, fino ai data center. Se le tecnologie elettriche venissero adottate su larga scala, la domanda dell’industria potrebbe superare i 2.000 TWh entro il 2040.
Non si tratta soltanto di sostituire una fonte energetica con un’altra. Elettrificare i processi produttivi significa anche poter utilizzare una quota crescente di energia rinnovabile, ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e rendere le imprese meno esposte alle crisi energetiche e geopolitiche. Il problema, però, è che la trasformazione procede a velocità diverse. Tra il 2017 e il 2022 i consumi elettrici dell’industria europea sono diminuiti del 7%, anche per effetto della crisi energetica, del rallentamento della produzione e dei miglioramenti nell’efficienza. La riduzione dei consumi non racconta quindi soltanto una maggiore efficienza: segnala anche quanto l’elettrificazione dei processi sia ancora lontana dall’esprimere tutto il suo potenziale.
Secondo lo studio, le tecnologie necessarie per elettrificare una parte crescente dei processi industriali sono già disponibili o prossime alla maturità commerciale. A frenare le imprese sono soprattutto le condizioni economiche e infrastrutturali.
Il primo ostacolo è il costo dell’elettricità, ancora elevato rispetto ai combustibili fossili e rispetto ai prezzi praticati in altre aree industriali concorrenti. A questo si aggiungono le difficoltà per ottenere nuove connessioni alla rete e l’incertezza sui tempi necessari per realizzare o potenziare le infrastrutture. Per investimenti con un orizzonte di diversi decenni conta anche la stabilità delle regole. Incentivi, politiche energetiche e meccanismi di mercato devono offrire alle imprese una prospettiva sufficientemente prevedibile per giustificare decisioni che richiedono capitali significativi.
La questione non riguarda soltanto la capacità produttiva dell’industria, ma anche quella del sistema energetico europeo di accompagnarne la trasformazione. Una maggiore domanda elettrica richiederà infatti più generazione rinnovabile, reti più robuste e soprattutto tempi di connessione compatibili con quelli degli investimenti industriali.
Anche sul piano delle politiche nazionali il percorso è tutt’altro che uniforme. Soltanto 11 Stati membri dell’Unione europea hanno fissato obiettivi specifici per l’impiego delle energie rinnovabili nell’industria. In molti altri Paesi mancano ancora strategie dedicate all’elettrificazione dei processi produttivi e alla progressiva sostituzione delle fonti fossili.
Il rischio è che la disponibilità delle tecnologie proceda più rapidamente della capacità dei sistemi energetici e delle politiche industriali di renderne conveniente l’adozione. Per questo, la decarbonizzazione dell’industria europea si intreccia sempre più direttamente con una questione di competitività. Se l’elettricità dovrà sostituire una quota crescente di gas e altri combustibili nei processi produttivi, il prezzo dell’energia e la velocità di sviluppo delle reti diventeranno fattori determinanti per decidere dove e come investiranno le imprese.
La partita, quindi, non si giocherà soltanto sulla disponibilità di nuove tecnologie. Per portare i consumi industriali oltre i 2.000 TWh entro il 2040, l’Europa dovrà riuscire a garantire energia elettrica abbondante, affidabile e competitiva, insieme a infrastrutture capaci di seguire il ritmo della trasformazione industriale. Appare questa la condizione affinché l’elettrificazione possa passare da opportunità tecnologica a leva concreta di decarbonizzazione e competitività.
