In Italia la domanda di gas è scesa del 19% in tre anni, passando da 76 a 61 miliardi di metri cubi. Un calo netto che riflette la progressiva decarbonizzazione dei consumi e l’aumento della produzione da fonti rinnovabili.
Nonostante questa tendenza, i piani infrastrutturali del Governo prevedono 13,6 miliardi di euro di nuovi investimenti solo per il settore del trasporto. Un impegno economico che, secondo diversi esperti, rischia di consolidare un modello energetico ormai superato.
Lo studio ECCO: tariffe in crescita e oneri a carico dei consumatori
Il nuovo rapporto del think tank ECCO evidenzia come la regolazione del settore consenta agli operatori del gas di ottenere ricavi quasi indipendenti dalla domanda effettiva, scaricando i rischi economici su famiglie e imprese.
Secondo le stime, le tariffe di trasporto del gas potrebbero aumentare tra il +18% e il +66% entro il 2030, fino a raggiungere incrementi del +483% al 2050 nello scenario più critico. Una crescita legata al mantenimento di infrastrutture sovradimensionate e a un sistema regolatorio che non incentiva l’efficienza.
Il rapporto evidenzia che gli operatori godono di un ritorno garantito del 99,5% dei ricavi consentiti, indipendentemente dal reale utilizzo della rete. In pratica, anche in presenza di domanda in calo, le imprese continuano a percepire guadagni pressoché certi.
«Pianificare investimenti miliardari in infrastrutture gas – afferma Matteo Leonardi, direttore di ECCO – significa trasferire rischi e costi enormi sui consumatori. È tempo di ripensare la regolazione e avviare un piano di uscita dal gas coerente con gli obiettivi climatici e di sicurezza energetica».
La transizione come opportunità
Anche nello scenario più prudente, che limita gli investimenti a 5,9 miliardi di euro, i costi di trasporto aumenterebbero comunque del 18% entro il 2030. Per ECCO, l’unica via per evitare un aggravio sui cittadini è definire un piano operativo di transizione energetica, che riduca la dipendenza dal gas e favorisca l’espansione delle rinnovabili.
Leonardi invita a guardare ai modelli virtuosi europei, come la Spagna, «dove le rinnovabili garantiscono energia competitiva e accessibile».
La sfida, conclude il rapporto, è trasformare la transizione ecologica in una leva di sicurezza e competitività, non in un peso economico che rallenti il percorso verso un sistema energetico sostenibile.
