Il 22 settembre torna il World Car Free Day, la giornata mondiale senza auto. L’iniziativa coinvolge circa 1.500 città in 40 Paesi con manifestazioni, passeggiate collettive e attività culturali e sportive. L’obiettivo dichiarato è «ridurre il numero di automobili nelle strade, e quindi il traffico e l’inquinamento».

In Italia, quest’anno, la ricorrenza coincide – non senza creare inevitabili cortocircuiti – con lo sciopero generale indetto da diversi sindacati del settore pubblico e privato, con rivendicazioni che spaziano dai rinnovi contrattuali agli investimenti in sanità, scuola, trasporti e welfare, fino all’appello per un cessate il fuoco a Gaza e il sostegno alla causa palestinese.

Dalla crisi petrolifera al Car Free Day
L’idea di limitare l’uso dell’auto nasce negli anni Settanta, con la crisi petrolifera. L’Islanda fu la prima, nel 1973, a introdurre giornate di stop alla circolazione. In Italia seguirono le targhe alterne e le giornate ecologiche. Nel 1994 la Commissione europea lanciò il programma “In città senza l’auto”, che diede continuità all’iniziativa. Nel 2023, in Italia, hanno aderito 71 città.

L’espansione del parco auto
I numeri segnalano una crescita costante. Nel 1950 nel mondo circolavano 70 milioni di veicoli; nel 1994 erano diventati 630 milioni. Oggi si contano 1,45 miliardi di auto, con proiezioni a 2 miliardi entro il 2035. La mobilità privata incide per metà sul consumo mondiale di petrolio (37 milioni di barili al giorno) ed è responsabile di quasi metà dell’inquinamento atmosferico e di un terzo delle emissioni globali di gas serra.

Impatti sanitari e sociali
Gli effetti non sono solo ambientali. Secondo le stime, il traffico motorizzato provoca ogni anno 1,26 milioni di morti nel mondo – quattro volte più delle vittime di guerra – e tra 10 e 15 milioni di feriti o invalidi. A ciò si aggiungono le conseguenze a lungo termine legate ad asma, cancro, leucemia e malattie polmonari.
Le automobili incidono anche sull’assetto urbano, trasformando comunità compatte e vitali in aree a bassa densità concepite per la circolazione veloce. «La dipendenza dall’automobile ha portato alla diffusione globale di uno stile di vita socialmente ed ambientalmente distruttivo» osserva l’organizzazione promotrice della giornata, che aggiunge: «Poiché l’automobile è responsabile di una tale sequela di impatti negativi sull’umanità e sulla natura, le comunità libere dall’auto costituiscono una pietra angolare della società sostenibile».

L’obiettivo, concludono i promotori, è ripensare la mobilità in senso pedonale e ciclabile: «Creando un habitat orientato alla mobilità pedonale e ciclistica possiamo reintrodurre l’attività fisica nella vita di tutti i giorni. Possiamo rendere le mete più accessibili a bambini, anziani, poveri e disabili».

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