Stiamo attraversando un processo di cambiamento che modifica il comportamento delle persone e delle imprese. Non possiamo certo affermare che è in atto una vera metamorfosi ma alcuni segnali fanno ben sperare: si stanno parzialmente modificando stili di vita, di lavoro, di produzione, di consumo. Una trasformazione possibile grazie in particolare a molti giovani consapevoli dell’urgenza di trovare soluzioni per rispondere ai problemi sociali e ambientali che ci troviamo di fronte.
Purtroppo, non parliamo però di tutti i giovani: discutono di sostenibilità e di soluzioni innovative in prevalenza i ragazzi che partecipano ai movimenti ambientalisti, frequentano l’università, credono nella necessità di far sentire la loro voce. Non sempre si raggiungono i ragazzi che non studiano e non lavorano, un problema di cui seriamente preoccuparsi.
I giovani, critici per vocazione
Il fatto che i giovani sono più pronti al cambiamento non deve meravigliarci: per loro è più facile modificare velocemente atteggiamenti e comportamenti. Non a caso sono stati tra i primi a scegliere di non avere un’auto di proprietà (non solo per la scarsa disponibilità economica), a condividere strumenti per ridurre lo spreco alimentare (non solo perché abili nell’utilizzare le piattaforme online), a far crescere il fenomeno del second hand (anche in questo caso non solo per un problema economico). E grazie alla loro capacità di comunicare sui social stanno stimolando alcune imprese a modificare la loro strategia in chiave sempre più sostenibile.
Le imprese, ascoltare per cambiare
La sostenibilità per molti giovani è diventata quasi un prerequisito quando devono scegliere dove andare a lavorare. Le imprese che vogliono attrarre nuovi talenti e ottenere la fiducia dei giovani devono quindi modificare l’approccio al business e imparare ad ascoltarli più. Ma non basta ascoltare le loro critiche: è importante coinvolgerli in progetti di ricerca, in attività promosse nei territori, nella governance dell’organizzazione. Non è sufficiente offrire premi o borse di studio, attività comunque meritevole ma relativamente facile: bisogna cambiare prospettiva e focalizzare l’attenzione sulle loro richieste. Molti giovani chiedono infatti ai brand un impegno concreto oltre che maggior trasparenza nella comunicazione.
Per concludere
Aumenta l’attesa dei giovani sempre più preoccupati per il loro futuro. Sono disponibili a cambiare le loro abitudini quotidiane perché credono in alcuni valori ma anche perché temono che un pianeta impoverito non permetterà loro di mantenere un buon livello di qualità della vita.
Aumenta l’impegno di alcune imprese che hanno integrato la sostenibilità nei piani strategici e si stanno muovendo più rapidamente di altre. E nonostante un contesto non certo facile investono sulle persone e sull’ambiente: chi ha scelto la sostenibilità come driver strategico rafforza le politiche di inclusione, promuove il confronto tra generazioni, offre ai giovani l’opportunità di mettersi in gioco.
Rossella Sobrero si occupa di comunicazione da molti anni affiancando alla consulenza l’attività di docenza universitaria e di saggistica. Nel 2002 ha fondato Koinètica, prima realtà in Italia dedicata alla CSR e dal 2005 organizza manifestazioni di rilievo nazionale: tra le altre, Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale, il più importante evento in Italia dedicato alla sostenibilità. Nel 2014 dà vita al blog CSR e Dintorni dove ad oggi ha pubblicato oltre 1000 articoli. Nel 2015 ha creato la rete CSRnatives, un network di studenti universitari e neolaureati appassionati di sostenibilità. È autrice di numerosi libri sulla sostenibilità, fra cui Pericolo socialwashing (EGEA, Milano, 2024) e Verde anzi verdissimo (EGEA, Milano, 2022).
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