Nasce col tentativo di mettere ordine, dare coerenza e soprattutto rendere leggibile ciò che già esiste, Generazione Ortofrutta, il progetto presentato il 22 aprile a Macfrut, a Rimini, promosso da Italia Ortofrutta insieme a CREA e alle Organizzazioni di Produttori.
L’idea è costruire uno standard unico di sostenibilità per il comparto ortofrutticolo, fondato su indicatori scientifici e parametri misurabili, capace di attraversare tutta la filiera: campo, serre, magazzini. Non un livello aggiuntivo, ma una sintesi operativa di pratiche già diffuse che oggi faticano a emergere in modo riconoscibile.
Il progetto si appoggia infatti su basi già consolidate: certificazioni come SQNPI, GlobalG.A.P. e biologico, oltre alle norme dell’intervento settoriale ortofrutta, entrano nel disciplinare come prerequisiti. L’obiettivo è integrarli, evitando sovrapposizioni e dispersioni, e trasformarli in un sistema leggibile e verificabile. A fare la differenza è la costruzione collettiva del percorso nel quale mondo produttivo, ricerca e istituzioni lavorano insieme per definire criteri comuni e applicabili su larga scala. Si tratta di un passaggio che punta a dare massa critica e uniformità a un settore frammentato.
Andrea Badursi, presidente di Italia Ortofrutta, sintetizza così il senso dell’iniziativa: «Generazione Ortofrutta nasce con l’obiettivo di integrare e potenziare quanto fatto finora, dando dignità e identificabilità a tutte le buone pratiche che già vengono realizzate dal sistema ortofrutticolo organizzato in OP. Uno standard di questo tipo non si costruisce da soli. Ha bisogno di massa critica, di visione comune. Ed è qui che si gioca il nostro ruolo come Italia Ortofrutta, un ruolo di aggregazione e di regia che mettiamo al servizio di tutto il settore ortofrutticolo».
La questione, più che tecnica, è anche di visibilità. Molte pratiche sostenibili restano invisibili lungo la filiera o vengono assorbite da altri segmenti. «Fino ad oggi molti degli sforzi fatti dalle aziende del comparto non hanno avuto una visibilità sufficiente e spesso sono rimasti appannaggio di altri segmenti della filiera – chiarisce Vincenzo Falconi, direttore dell’associazione -. In più, oggi i vari aspetti della sostenibilità sono presenti in diverse certificazioni. Per questo siamo convinti che questo passaggio fosse necessario per fare chiarezza e dare valore agli investimenti delle OP. La certificazione collegata sarà volontaria e privata, ma potrà essere riconosciuta dal MASAF, e sarà unica per i diversi comparti dell’ortofrutta. Potrà essere richiesta da tutte le OP che soddisfano i requisiti previsti, non solo da quelle aderenti a Italia Ortofrutta, configurandosi così come un riferimento comune per l’intero settore. Una volta ottenuta, la certificazione consentirà l’utilizzo di un segno distintivo che renderà visibili anche al consumatore finale gli investimenti realizzati in sostenibilità».
La fase operativa è già partita e coinvolge 28 Organizzazioni di Produttori distribuite in 17 regioni italiane, per oltre 4.000 soci e circa 33.000 ettari coltivati. I primi ambiti interessati sono frutta, ortaggi, biologico e agrumi. Le prime produzioni certificate potrebbero arrivare sul mercato già dal 2027, segnando il passaggio da progetto pilota a standard diffuso.
A sostenere l’impianto tecnico c’è un manifesto che prova a tradurre la sostenibilità in direzione operativa. Non come elenco di principi, ma come traiettoria di lavoro.
Al centro resta la qualità dell’ortofrutta italiana, legata a pratiche «moderne, rispettose degli equilibri naturali e del lavoro delle persone». Il consumo di frutta, ortaggi e agrumi viene indicato come leva di benessere collettivo, da incentivare con maggiore consapevolezza.
La trasformazione passa dalla filiera: innovazione diffusa, miglioramento dei raccolti, uso più efficiente delle risorse. L’acqua diventa una variabile da ridurre e gestire con precisione, così come l’energia, orientata progressivamente verso fonti rinnovabili.
Il manifesto tiene insieme anche dimensioni meno visibili, come equità, inclusione, condizioni di lavoro, partecipazione delle comunità locali. E introduce un orizzonte dichiarato — «zero rifiuti e zero emissioni» – da costruire nel tempo, attraverso scelte concrete su imballaggi, logistica e processi produttivi.
La trasparenza è un altro punto chiave e riguarda la tracciabilità delle produzioni e l’accessibilità delle informazioni, per un consumatore più informato e meno passivo.
In sintesi, Generazione Ortofrutta prova a colmare la distanza esistente tra pratiche già attive e la loro percezione esterna. Non introduce una nuova idea di sostenibilità, ma tenta di darle forma, unità e riconoscibilità. In un settore dove molto è già stato fatto, ma poco è stato raccontato in modo sistemico.
