Continua ad apparire sempre più incerto il futuro delle auto basate su celle a combustibile che combinano idrogeno e ossigeno per generare energia elettrica. Il processo, privo di emissioni inquinanti, produce solo vapore acqueo come scarto. L’idrogeno non è però disponibile in forma libera e deve essere prodotto attraverso processi industriali.
Nonostante il potenziale tecnologico, la diffusione resta limitata. In Italia sono in vendita solo due modelli di auto a idrogeno: la Hyundai Nexo (autonomia circa 800 km, prezzo da 69.400 euro) e la Toyota Mirai (500 km, circa 66.000 euro). Ma il problema principale è infrastrutturale: al momento esiste un solo distributore attivo, a Bolzano. Alcuni progetti, sostenuti da ENI, Toyota e Hyundai, prevedono l’apertura di nuove stazioni a Roma e Milano, con l’obiettivo di raggiungere 20 impianti nei prossimi anni.

La ritirata di Stellantis
In questo panorama, Stellantis ha annunciato la sospensione del proprio programma di sviluppo della tecnologia a idrogeno, incluso il lancio dei furgoni della gamma Pro One, previsto per quest’anno.
La produzione in serie, che sarebbe dovuta partire a Hordain (Francia) per i furgoni medi e a Gliwice (Polonia) per quelli di grandi dimensioni, non verrà avviata. Nessun impatto è previsto sull’occupazione nei due stabilimenti. La decisione viene motivata da un insieme di fattori strutturali e di mercato. Come ha dichiarato Jean-Philippe Imparato, Chief Operating Officer per l’Europa allargata:
«In un contesto in cui l’Azienda si sta mobilitando per rispondere alle stringenti normative europee sulle emissioni di CO₂, Stellantis ha deciso di interrompere il suo programma di sviluppo della tecnologia a celle a combustibile a idrogeno. Il mercato dell’idrogeno rimane un segmento di nicchia, senza prospettive di sostenibilità economica a medio termine. Dobbiamo fare scelte chiare e responsabili per garantire la nostra competitività e soddisfare le aspettative dei nostri clienti con la nostra offensiva di veicoli elettrici e ibridi per passeggeri e veicoli commerciali leggeri».
Stellantis conferma che le attività di ricerca e sviluppo sull’idrogeno saranno riallocate verso altri progetti, senza ulteriori dettagli operativi.

Una tecnologia bloccata a terra
L’arresto del programma Stellantis rivela tutta le fragilità della filiera dell’idrogeno, in particolare in Europa. Oltre alla quasi totale assenza di infrastrutture, il settore richiede alti capitali iniziali, politiche di incentivazione più robuste e mercati più maturi.
A ciò si aggiunge l’incertezza per molti stakeholder. Stellantis ha comunicato di aver avviato colloqui con gli azionisti di Symbio – azienda attiva nella tecnologia fuel cell – per valutare le conseguenze di mercato e proteggere gli interessi comuni, «nel rispetto dei rispettivi obblighi».
Il caso Stellantis, più che un’eccezione, appare come un segnale: l’idrogeno resta una scommessa aperta, per ora senza prospettive industriali concrete su larga scala.

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