L’idrogeno entra nella politica industriale con una misura strutturata e di lungo periodo. La Commissione europea ha appena approvato il regime italiano da 6 miliardi di euro dedicato alla produzione di idrogeno rinnovabile, ritenendolo compatibile con le norme sugli aiuti di Stato e funzionale agli obiettivi di decarbonizzazione.
Il programma sostiene lo sviluppo di una capacità produttiva pari a 200.000 tonnellate annue, con applicazioni dirette nei settori industriali e nei trasporti, dove la riduzione delle emissioni resta più complessa. L’intervento si inserisce nella strategia europea sull’idrogeno e nel patto per l’industria pulita.
A essere incentivati sono due filiere: l’idrogeno prodotto tramite elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili e quello ottenuto da fonti biogeniche attraverso processi biologici, biotermochimici e termochimici.
Il meccanismo scelto è quello dei contratti per differenza bidirezionali (CfD), già utilizzato per le rinnovabili elettriche, mentre l’assegnazione avverrà tramite aste competitive: i produttori presenteranno offerte basate su uno “strike price”, definito a partire dal costo livellato di produzione dell’idrogeno (LCOH).
Il funzionamento è lineare: se il prezzo di mercato o quello di un combustibile alternativo scende sotto lo strike price, lo Stato copre la differenza. Se invece il prezzo supera la soglia, sarà il produttore a restituire l’eccedenza. Si tratta di un sistema pensato per ridurre il rischio degli investimenti e stabilizzare i ricavi.
Il percorso del provvedimento è stato lungo. Il decreto, elaborato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, era stato messo in consultazione all’inizio del 2024, per poi rallentare. Con la notifica a Bruxelles e il via libera definitivo, lo schema entra ora nella fase operativa e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2029.
Secondo la Commissione l’intervento è «proporzionato», «necessario e opportuno» per sostenere la decarbonizzazione e colmare un gap di mercato, dato che «i beneficiari non produrrebbero idrogeno rinnovabile senza il sostegno pubblico».
Sulla stessa linea la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera, che ha sottolineato come la misura «sosterrà la produzione di idrogeno rinnovabile in Italia per i settori in cui può contribuire maggiormente alla riduzione delle emissioni».
La posta in gioco non riguarda solo la transizione energetica. Il nuovo schema definisce anche il perimetro industriale necessario a creare le condizioni economiche per far partire una filiera che, senza intervento pubblico, faticherebbe a svilupparsi.
