Un incontro per ribadire il ruolo cruciale degli imballaggi in cartone ondulato nel packaging sostenibile e per spiegare le specificità degli scatolifici trasformatori all’interno della filiera produttiva del nostro Paese. L’occasione è stata, nella giornata di ieri, la conferenza stampa milanese dell’Associazione Italiana Scatolifici, che rappresenta dal 2011 le piccole e medie imprese del settore trasformazione imballaggi. Una realtà che oggi vale 1,3 miliardi di euro di fatturato, oltre 5.000 occupati e più di 2 miliardi di metri quadrati di cartone lavorati ogni anno.
«Il cartone ondulato è il materiale principe della sostenibilità – ha affermato il presidente Andrea Mecarozzi – perché riesce a combinare funzionalità e rispetto dell’ambiente. Non a caso in Italia il 92,5% degli imballaggi cellulosici è stato riciclato nel 2024, un risultato che ci pone ai vertici europei».
Un primato che deriva anche da una filiera già abituata al recupero: l’80% delle fibre utilizzate è riciclato, mentre il restante 20% proviene da foreste certificate e gestite in modo sostenibile. «Sfatiamo un mito – chiarisce Mecarozzi –: utilizzare carta non significa abbattere foreste. Al contrario, il nostro settore ha bisogno dei rifiuti per generare nuova materia prima. È un meccanismo virtuoso che funziona già oggi».
Accanto a lui, la General Manager Giovanna Pandini ha ribadito come gli scatolifici italiani, pur essendo PMI, abbiano un ruolo centrale nella transizione ecologica: «Il cartone ondulato è la vera superstar del riciclo. È monomateriale, quindi facilmente recuperabile, e può essere riciclato fino a sette volte senza perdere qualità. Le nostre aziende presidiano i territori, creano occupazione e offrono soluzioni che rispondono sia alle esigenze delle imprese sia a quelle dell’ambiente».

Andrea Mecarozzi
L’impatto del nuovo regolamento europeo
La conferenza si è concentrata anche sul nuovo Regolamento Europeo Imballaggi e Rifiuti da Imballaggio (PPWR), entrato in vigore a febbraio 2025. Un testo che rivoluzionerà il settore, imponendo obiettivi ambiziosi di riduzione, riuso e riciclo. Ma per il cartone ondulato l’impatto sarà limitato.
«Molte delle prescrizioni del PPWR – ha spiegato Mecarozzi – sono già parte del nostro DNA: uso di alte percentuali di riciclato, riciclabilità, monomateriale. Le sfide che ci attendono non ci spaventano, perché siamo già pronti a rispondere con soluzioni concrete». Mecarozzi ha ricordato che in Italia la raccolta del macero segue due grandi canali: da una parte ci sono i recuperatori privati, dall’altra Comieco, il consorzio di garanzia di origine ministeriale che gestisce la raccolta urbana e industriale degli imballaggi usati. «I nostri scarti di produzione, invece, vengono destinati direttamente alle cartiere», ha spiegato. «Oggi le cartiere italiane lavorano quasi esclusivamente con macero nazionale. In passato buona parte del materiale veniva esportato, soprattutto verso la Cina; ma quando Pechino ha chiuso le importazioni – anche per contrastare pratiche scorrette di altri Paesi europei, che approfittavano del sistema per smaltire rifiuti non conformi – l’Italia ha dovuto riorganizzarsi. Il risultato è stato positivo: siamo tra i Paesi più virtuosi, con città che arrivano ad avere solo il 2% di scarto nella raccolta, anche se altrove si toccano punte del 15-20%. Il lavoro di Comieco oggi è proprio quello di ridurre queste differenze, promuovendo una cultura del riciclo e una raccolta differenziata più efficiente. La produzione italiana di macero è sufficiente a coprire il fabbisogno delle cartiere nazionali. Diverso il discorso per la fibra vergine, che proviene quasi interamente dall’estero: Europa, Nord America, Canada, ma anche Asia. Ed è proprio su questo fronte che inciderà il nuovo regolamento europeo EUDR, formalmente previsto per il 31 dicembre 2025, ma molto probabilmente rinviato al 2026: manca ancora la parte operativa che definisca nel concreto come dovranno essere applicate le nuove regole».
Produttori italiani e il sostegno dell’associazione
«I produttori di scatole in cartone ondulato lavorano principalmente in prossimità dei territori, perché il cartone ha costi di trasporto molto elevati», racconta Giovanna Pandini. «Questo modello ha portato le aziende locali a sviluppare forti specializzazioni e a offrire un livello di servizio molto alto, tipico dell’approccio delle PMI, costruendo rapporti di crescita reciproca con i clienti. Le imprese associate, oltre a garantire sostenibilità ambientale con i loro prodotti, hanno anche un impatto economico e sociale importante: sono perfettamente integrate nel territorio, generano occupazione e, essendo spesso realtà familiari, sostengono direttamente la comunità locale. È proprio questo approccio – che ha reso celebre nel mondo la piccola impresa italiana – ad applicarsi oggi al comparto degli imballaggi, rappresentando una specificità tutta italiana su cui stiamo lavorando per rafforzare e valorizzare ulteriormente il settore».
In tema di comunicazione agli stakeholder, il presidente Mecarozzi precisa che l’associazione riveste prevalentemente un ruolo di consulenza. «Non ci limitiamo a fornire scatole – spiega -, ma accompagniamo i clienti nelle scelte: dall’utilizzo del tipo di imballaggio più adatto fino alle certificazioni di catena di custodia, come FSC, che garantiscono trasparenza e sono riconosciute anche dal consumatore meno esperto. Spesso il marchio certificato comunica più di mille parole. In passato c’era la tendenza a scrivere direttamente sulle scatole frasi come “100% riciclato e riciclabile”. In realtà questo non è sempre vero: un imballaggio è riciclabile solo se non viene contaminato da graffette, residui oleosi o altri materiali. Per questo noi incoraggiamo i clienti a comunicare in modo corretto e responsabile, inserendo queste informazioni quando possibile, perché crediamo che siano utili sia per il settore sia per il mercato. Come associazione rappresentiamo i puri trasformatori di cartone ondulato, escludendo per statuto le aziende partecipate dai produttori di cartone, proprio perché le esigenze sono diverse. Oggi stimiamo di rappresentare oltre il 50% delle imprese del comparto, sia per fatturato sia per occupazione e produzione».
L’anno scorso l’associazione ha anche pubblicato un manuale tecnico di best practice che oltre ad affrontare i temi della sostenibilità, spiega come nasce una scatola, quali sono le tecniche di stampa, le tolleranze, le normative e le problematiche produttive. «Un modo per diffondere cultura di settore e rafforzare il nostro ruolo di riferimento, sia presso i clienti che nelle sedi istituzionali», afferma Mecarozzi.
L’e-commerce e il dominio dei grandi player
«Il settore dell’e-commerce si può considerare ormai maturo» osserva Mecarozzi. «Ha vissuto una crescita esplosiva durante il periodo della pandemia, quando la scarsa mobilità lo ha reso parte integrante delle abitudini quotidiane. Oggi però non assistiamo più allo stesso ritmo di espansione. Il mercato è dominato da grandi player internazionali – in particolare due multinazionali, una americana e una irlandese – che operano con contratti a livello europeo e che di fatto sfuggono all’impatto diretto delle nostre imprese. Accanto a loro ci sono gruppi tedeschi ben radicati anche in Italia, aziende italiane solide e competitive, e poi tutta la rete delle nostre PMI, i piccoli trasformatori che rappresentano la vera capillarità del sistema. Ed è proprio questa dimensione diffusa che fa la differenza: siamo vicini ai territori e ai clienti, dalle grandi aziende fino al singolo viticoltore che ha bisogno di una fornitura su misura. È un ruolo indispensabile, perché solo le PMI possono intercettare esigenze particolari che le grandi strutture non riescono a soddisfare. La vera questione, oggi, è se l’Italia intenda continuare a sostenere questo tessuto di produttori medio-piccoli o lasciarlo soccombere alla logica dei grandi player globali. È una scelta strategica che riguarda il futuro stesso della nostra filiera».
Una ricerca per indagare la percezione del cartone ondulato in Italia
L’Associazione Italiana Scatolifici ha anche commissionato a DOXA una ricerca che vuole indagare la percezione del cartone ondulato e delle scatole, sia dal punto di vista dei consumatori sia da quello delle aziende utilizzatrici. Mecarozzi: «La nostra filiera è spesso invisibile, perché non vendiamo direttamente al consumatore finale: i nostri clienti sono le imprese che utilizzano gli imballaggi. Di conseguenza, l’impatto delle nostre scelte – in termini di costi, condizioni e forniture – non è immediatamente percepibile dal pubblico. Con questa ricerca vogliamo capire meglio quanto la scatola incida nella vita quotidiana, quale immagine restituisca e in che misura le decisioni del settore influenzino la società e i comportamenti dei consumatori. È un progetto importante, che abbiamo sostenuto come associazione con un notevole investimento di risorse. La presentazione dei risultati è prevista a Roma, probabilmente entro Natale, in una sede istituzionale che vorremmo fosse il Campidoglio. Il nostro obiettivo è duplice: da un lato intercettare esigenze, bisogni e opportunità provenienti dal mercato; dall’altro fornire strumenti utili alle nostre imprese per orientarsi e continuare a giocare un ruolo di primo piano nella transizione ecologica».
Mecarozzi, infine, invita a considerare la scatola non solo come un imballaggio, ma anche come un veicolo di comunicazione: «oltre a trasmettere l’identità di un brand, può ospitare messaggi e contenuti di vario tipo, trasformando la sua superficie in uno spazio narrativo. Il nostro settore ha nella sostenibilità il suo punto di forza: ricordiamo che in Italia 9 scatole su 10 vengono riciclate. Il riciclo non è più costoso della produzione ex novo, ed è un sistema che funziona già bene, con standard elevati e ampiamente apprezzato dai consumatori. Per questo le nostre aziende devono inserirsi sempre di più in questo canale comunicativo legato alla sostenibilità, valorizzando ciò che fanno ogni giorno e rafforzando il legame con i clienti. La ricerca DOXA ci aiuterà a capire meglio come questa percezione si rifletta anche nella società».
