L’estate 2026 continua tristemente a riscrivere i record degli incendi boschivi. Dalla Francia alla Spagna, passando per il Portogallo, in questi giorni il fuoco sta interessando vaste aree dell’Europa occidentale, con centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case e milioni di cittadini esposti a livelli di inquinamento atmosferico considerati pericolosi. È mentre questa emergenza è ancora in corso che il servizio europeo di monitoraggio Copernicus presenta Fire Emissions Watch, una nuova piattaforma che rende disponibili, in tempo quasi reale, i dati globali sulle emissioni prodotte dagli incendi.
L’applicazione consente di seguire l’evoluzione dei roghi su scala mondiale, misurandone sia l’estensione sia l’intensità e permettendo di confrontare le emissioni generate nei diversi Paesi e nei vari periodi dell’anno.

I primi dati restituiscono una fotografia particolarmente critica dell’Europa. Dalla fine di giugno, diverse aree del continente stanno vivendo una delle peggiori stagioni degli incendi mai registrate. La Francia ha già superato il proprio record storico di emissioni da incendi dall’inizio dell’anno, oltrepassando il precedente primato del 2022. Luglio 2026 è diventato il mese più grave mai osservato nel Paese: le emissioni di carbonio hanno raggiunto 0,89 megatonnellate di carbonio (MtC), ben oltre il precedente record di 0,64 MtC.
Ancora più estesa la situazione in Spagna, che secondo i dati di Copernicus è il Paese dell’Unione europea con la maggiore quota di territorio bruciato in rapporto alla superficie nazionale. Dall’inizio dell’anno sono andati in fumo oltre 200.000 ettari, pari a circa lo 0,4% del territorio del Paese. La gravità della situazione ha costretto oltre 90.000 persone a evacuare le aree attorno a Madrid e Ávila, mentre il primo ministro Pedro Sánchez ha avvertito che le ore successive sarebbero state particolarmente difficili.
Anche il Portogallo sta attraversando una stagione particolarmente complessa, con la seconda percentuale più elevata di territorio percorso dal fuoco nell’Unione europea, pari allo 0,3%.
Nel complesso, secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (EFFIS), dall’inizio del 2026 nell’Unione europea si sono già verificati circa 1.200 incendi, più del doppio della media annuale di 569, con una superficie complessivamente distrutta che supera i 250.000 ettari, un’estensione paragonabile a quella del Lussemburgo. L’emergenza non riguarda soltanto gli ecosistemi e la sicurezza delle persone. Gli incendi incidono direttamente anche sul clima attraverso le enormi quantità di gas serra rilasciate nell’atmosfera. Secondo le stime di Copernicus, i roghi che hanno colpito l’Unione europea nel 2026 hanno già prodotto oltre 8 milioni di tonnellate di CO₂, un ordine di grandezza che rende evidente la portata del fenomeno se si considera che un cittadino europeo emette mediamente circa 5,55 tonnellate di CO₂ in un anno.
Lo sguardo di Fire Emissions Watch si estende anche oltre l’Europa. Nel luglio 2026 il maggiore contributo globale alle emissioni da incendi è arrivato dal Canada, dove migliaia di roghi hanno alimentato vaste colonne di fumo diffuse attraverso l’Artico canadese, il Nord America e l’Atlantico settentrionale. Nei giorni precedenti alla finale dei Mondiali di calcio, la qualità dell’aria è peggiorata sensibilmente anche lungo la costa orientale degli Stati Uniti, dove in numerose aree sono state diramate allerte per l’inquinamento atmosferico.
Le previsioni meteorologiche non lasciano intravedere un miglioramento immediato. Copernicus segnala per i prossimi giorni precipitazioni inferiori alla media su un’ampia fascia del continente, con il deficit più marcato che interesserà la Francia, l’arco alpino e i Balcani. Solo la Scandinavia e parte dell’Europa settentrionale dovrebbero registrare piogge superiori alla norma.
