Mantova conquista il titolo di città più verde, ma la sostenibilità urbana italiana procede ancora a velocità ridotta. La 33ª edizione di “Ecosistema Urbano”, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore, fotografa 106 capoluoghi in cui vive quasi un terzo della popolazione italiana. L’indice medio di performance ambientale sale al 55,72%, appena 1,88 punti percentuali in più rispetto al 2025 e sostanzialmente in linea con il dato del 2024.
A pesare sono soprattutto smog, consumo di suolo e numero di automobili. Tra il 2019 e il 2024 sono stati consumati 4.726 ettari di suolo, un’estensione paragonabile a quella di Bologna, mentre la popolazione è diminuita complessivamente di 322.000 abitanti. Le auto circolanti arrivano a 70 ogni 100 abitanti, contro poco più di 68 nella precedente rilevazione. Preoccupano anche i picchi di ozono, indicatore della qualità dell’aria urbana.
Qualche progresso arriva dalla raccolta differenziata, che raggiunge in media il 66,15%, dall’utilizzo del trasporto pubblico, con 103 viaggi annui pro capite contro gli 86 precedenti, e dalla riduzione delle perdite idriche: la quota media di acqua dispersa scende dal 36,1% al 34,7%.

La classifica conferma il vantaggio dei centri medio-piccoli del Nord. In testa c’è Mantova, che guida la graduatoria generale con l’81,29%, seguita da Trento al 76,53% e Bolzano al 75,47%. Completano la Top ten Cremona, Reggio Emilia, Bergamo, Parma, Pordenone e Cosenza, prima città del Sud al nono posto dopo il sedicesimo del 2025.
All’estremo opposto c’è Napoli, ultima tra i 106 capoluoghi con il 30,80%. Nelle posizioni più basse figurano anche Crotone, Caserta, Catania, Palermo e Reggio Calabria. Il divario territoriale resta dunque marcato e le grandi città faticano a recuperare terreno. Tra queste, Bologna è la migliore, al dodicesimo posto con il 69,71%. Firenze sale dal 21° al 17° posto, con una raccolta differenziata del 62,7% e 288 viaggi annui pro capite sul trasporto pubblico, contro i 247 della precedente edizione. Venezia compie una rimonta significativa, passando dal 47° al 31° posto: è prima per passeggeri trasportati dal trasporto pubblico e seconda per spazio destinato ai pedoni. Migliorano anche Milano, 50ª contro la 57ª posizione del 2025, Padova, 33ª contro la 39ª, e Bari, 71ª contro la 76ª.
Roma scende invece al 67° posto, con un indice del 50,91%. Genova perde 14 posizioni e arriva al 54° posto: la raccolta differenziata si ferma al 52,3% e la dispersione idrica raggiunge il 34,8%. Restano critiche anche le prestazioni di diverse metropoli su mobilità ciclabile, rinnovabili e gestione dei rifiuti. Palermo, in particolare, supera di poco il 20% di raccolta differenziata, il dato più basso tra i capoluoghi per cui è disponibile la rilevazione.

«In gran parte dei capoluoghi italiani l’adattamento alla crisi climatica così come la transizione ecologica hanno ancora un andamento troppo lento. Il risultato è che abbiamo troppe città che rincorrono le emergenze croniche e gli effetti della crisi climatica come le ondate di calore e gli eventi meteo estremi. Non ci siamo neanche sulla riduzione del rischio idrogeologico e sulle iniziative per concretizzare l’idea della città spugna, utile a fronteggiare gli eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi in ambito urbano. Per questo è fondamentale accelerare il passo e che Governo e Parlamento diano il loro contributo. Altrimenti continueremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, ad apprezzare solo alcuni segnali di cambiamento, frutto della capacità e del coraggio di pochi Sindaci del Belpaese. È ora di invertire rotta con politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone», dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

Per l’associazione, servono quattro interventi: più risorse per le città dopo la fine del PNRR, finanziamenti per rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), una legge contro il consumo di suolo e maggiori investimenti in soluzioni basate sulla natura, utili sia alla mitigazione sia all’adattamento climatico.
«I dati dell’edizione 2026 di Ecosistema Urbano ci raccontano di un Paese dove le città si muovono ad una doppia velocità, tra difficoltà e qualche miglioramento, e dove le differenze sono sempre più marcate tra il nord e il sud della Penisola. Quello che è certo è che le città stanno provando a reagire alle sempre più logoranti emergenze urbane, forse spinte anche dall’arrivo di fondi eccezionali legati alle emergenze climatiche urbane registrate nel Paese oppure a contributi straordinari, come ad esempio per le progettualità legate al PNRR, ma lo fanno in maniera non sinergica. Serve una strategia nazionale urbana che insieme a una regia comune metta davvero al centro le città per avviare una programmazione allargata e condivisa che vada ben oltre il singolo comune o territorio e sia in grado di costruire risposte davvero efficaci che guardino all’area vasta. In questo percorso è fondamentale il contributo coordinato dei Sindaci delle città», osserva Mirko Laurenti, dell’ufficio scientifico di Legambiente e curatore del rapporto.

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