L’Italia resta nettamente indietro nella corsa verso la mobilità elettrica. Nei primi nove mesi del 2025, la quota di mercato delle auto completamente elettriche si è fermata al 5,2%, contro una media europea del 16,1% e valori più alti in Germania (18,1%), Francia (18,2%) e Regno Unito (22,1%). Anche Paesi di dimensioni minori – come Portogallo (21,4%), Ungheria (8,4%) o Grecia (5,5%) – superano la performance italiana.
Eppure, nel solo settore della ricarica pubblica, dal 2019 a oggi sono stati investiti oltre 1,8 miliardi di euro e installati più di 70.000 punti di ricarica. Un impegno che, secondo Motus-E, la principale associazione nazionale dedicata alla mobilità elettrica, rischia però di rimanere inefficace senza una strategia coordinata. È il messaggio del paper “Ricaricare l’Italia: manifesto per un’infrastruttura strategica per il Paese”, presentato a Roma da Motus-E di fronte a istituzioni e stakeholder del settore.
«Il settore della ricarica attrae investimenti, crea occupazione e rappresenta un fattore abilitante imprescindibile per lo sviluppo nazionale della nuova mobilità», afferma Fabio Pressi, presidente di Motus-E. «Eppure, è costretto a misurarsi con enormi criticità, riconducibili alla frammentazione delle competenze normative tra le Istituzioni, a iter autorizzativi farraginosi e diversi in ogni Comune, alle difficoltà incontrate per la copertura della rete autostradale e alla presenza di tariffe regolate che rendono impossibile abbassare i costi di ricarica a beneficio degli automobilisti».
Le difficoltà si inseriscono in un contesto di bassa diffusione dei veicoli elettrici: a settembre 2025 in Italia circolano poco più di 330.000 auto full electric e un numero simile di ibride plug-in. Dati lontani dagli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC), che prevede 6,6 milioni di veicoli ricaricabili entro il 2030.
Per colmare il divario, Motus-E propone una piattaforma di intervento articolata in cinque azioni chiave:
– Riduzione dei costi energetici per gli operatori della ricarica, in linea con gli altri Paesi europei, così da rendere le tariffe al pubblico più competitive.
– Semplificazione normativa e regolatoria per accelerare la connessione delle infrastrutture e attuare pienamente le direttive europee sulla decarbonizzazione (RED III).
– Copertura integrale della rete autostradale, per garantire continuità alla mobilità elettrica su tutto il territorio nazionale.
– Concessioni di suolo più lunghe, fino a vent’anni, a tutela della sostenibilità economica degli investimenti.
– Governance centralizzata e strumenti di pianificazione condivisi, in grado di raccogliere e integrare dati e scenari da tutti gli stakeholder.
Per Fabio Pressi, la transizione non può più attendere: «Questo manifesto nasce per fornire a Istituzioni e imprese una piattaforma tecnica dettagliata da cui prendere le mosse per intervenire con urgenza su cinque punti indispensabili per accompagnare la transizione tecnologica dei trasporti, e per contribuire a scongiurare che l’Italia diventi un Paese di Serie B per il mercato automobilistico, con ripercussioni industriali e sociali potenzialmente drammatiche». E aggiunge: «Mentre in Europa si dibatte ancora sul 2035, nel mondo già oggi una nuova auto venduta su cinque è 100% elettrica. Non è più il tempo di discutere sulle date: se vogliamo davvero rimanere competitivi e salvare stabilimenti e occupazione, dobbiamo lavorare tutti insieme su una politica industriale europea seria e rivolta all’innovazione».
La recente corsa agli incentivi, conclude il presidente di Motus-E, ha dimostrato l’interesse crescente degli italiani per la mobilità elettrica. Un segnale che, con una rete di ricarica più capillare e regole più semplici, potrebbe tradursi in un cambio di passo concreto.
