Il 13 maggio una delegazione composta da rappresentanti di Patagonia, WeMove Europe, Blue Ventures, Blue Marine Foundation, ClientEarth e dai partner della campagna Protect Our Catch ha consegnato al Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, una petizione firmata da oltre 250.000 cittadini europei. L’obiettivo: vietare la pesca a strascico nelle Aree Marine Protette (AMP).
La pesca a strascico è considerata tra le pratiche più dannose per gli ecosistemi marini. Le reti pesanti trascinate sui fondali provocano la distruzione dell’habitat, la perdita di biodiversità e l’emissione di carbonio intrappolato nei sedimenti, con effetti rilevanti anche sul clima.
Secondo i dati forniti dalle organizzazioni promotrici, il 60% delle AMP europee è ancora soggetto a questa forma di pesca, in alcuni casi in misura superiore rispetto alle aree non protette.
Il contesto normativo e le richieste
La richiesta avanzata nella petizione è che la Commissione applichi in modo integrale la normativa UE vigente, in particolare il Piano d’Azione per l’ambiente marino approvato nel 2023, che prevede l’eliminazione graduale delle pratiche di pesca più impattanti.
La consegna della petizione avviene in vista della terza Conferenza ONU sugli oceani, appuntamento durante il quale l’Unione Europea sarà chiamata a mostrare coerenza tra le dichiarazioni politiche e le misure adottate.
«I cittadini chiedono un cambiamento: la distruzione causata dalla pesca a strascico nelle aree marine protette è un problema che l’UE non può più ignorare», ha dichiarato Vera Coelho, vicepresidente di Oceana Europa. «Il Patto europeo per gli oceani deve ora garantire una reale protezione delle AMP, a beneficio dell’oceano, dei pescatori e delle comunità costiere, e consentire all’UE di assumere un ruolo guida a livello globale per il raggiungimento dell’obiettivo 30×30».
L’impatto sulla piccola pesca e l’opinione pubblica
A subire le maggiori conseguenze della pesca industriale sono i piccoli pescatori, che rappresentano circa l’80% del totale in Europa e forniscono la metà dell’occupazione nel settore. Le reti a strascico sottraggono risorse e incidono negativamente sulla sostenibilità a lungo termine dell’economia costiera.
Un recente sondaggio condotto in sette Paesi UE ha rilevato che l’82% degli intervistati è favorevole a una regolamentazione più severa della pesca a strascico, mentre il 73% sostiene un divieto totale nelle AMP.
«La presenza della pesca a strascico all’interno delle aree marine protette evidenzia la necessità di politiche più coerenti con gli impegni assunti dall’Unione Europea in materia di clima e biodiversità», osserva Beth Thoren, direttrice delle Iniziative Ambientali di Patagonia EMEA. «I cittadini in tutta Europa auspicano un intervento deciso da parte dell’UE: è il momento di dimostrare leadership e di promuovere una transizione verso pratiche di pesca più sostenibili».
