Gli italiani chiedono alle imprese di prendere posizione. Secondo una nuova indagine Ipsos, presentata a Milano in occasione della prima giornata del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, il 64% dei cittadini ritiene giusto che le aziende si esprimano su questioni sociali e ambientali. Ma il consenso si accompagna a un giudizio severo: il 77% pensa che le imprese non dedichino ancora sufficiente attenzione ai temi ambientali.
Il rapporto, intitolato “Rilanciare la responsabilità d’impresa attraverso la concretezza”, fotografa un cambiamento profondo nei comportamenti di consumo. Il 52% degli italiani dichiara di non acquistare prodotti o servizi da aziende che assumono posizioni non condivise, mentre il 47% afferma di aver già smesso di comprare da marchi giudicati incoerenti sul piano valoriale o comportamentale.
La ricerca è stata presentata all’interno della tredicesima edizione del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, che si è svolto all’Università Bocconi dall’8 al 10 ottobre. L’evento, punto di riferimento nazionale sui temi della sostenibilità, ha riunito quest’anno oltre 260 organizzazioni, 120 incontri e più di 500 relatori, tra imprese, istituzioni, associazioni e mondo non profit, registrando oltre 6.000 presenze.
Il titolo dell’edizione 2025, “Creare futuri di valore”, ha fatto da cornice al dibattito sulle responsabilità condivise nella transizione ecologica e sociale. La ricerca Ipsos mette in evidenza un dualismo crescente: da un lato una quota di cittadini sempre più attiva e consapevole, dall’altro una parte che si sente distante o disillusa rispetto ai temi della sostenibilità.
Sul versante delle imprese, il rapporto distingue tra aziende “green core” – circa il 15% del totale – che hanno già investito in modo consistente nella sostenibilità ambientale, e quelle “green non core” (35%), che hanno avviato azioni di riduzione dell’impatto ma ritengono di poter fare di più. Insieme rappresentano una su due, e costituiscono, secondo Ipsos, “il cuore virtuoso del sistema produttivo italiano”.
Un segnale di vitalità arriva anche dai numeri del Salone: le aziende partecipanti per la prima volta sono 63, pari al 24% del totale. Un dato che conferma l’interesse crescente verso modelli di impresa orientati alla sostenibilità, ma anche la necessità di maggiore concretezza e coerenza.
«Anche se il percorso verso lo sviluppo sostenibile è ancora in salita, ci sono tante opportunità: è nei momenti di maggior criticità, infatti, che nascono le soluzioni più innovative», ha commentato Rossella Sobrero, del Gruppo promotore del Salone. «In uno scenario complesso come quello di oggi, la sostenibilità assume un ruolo ancora più importante perché aiuta a leggere i problemi in modo nuovo e a vedere la realtà in una prospettiva diversa. Il Salone della CSR si propone anche quest’anno come luogo di incontro, di confronto, di ispirazione con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza delle persone, stimolare la loro creatività, ricordare a tutte le organizzazioni l’importanza di misurare l’impatto generato».
La partecipazione del pubblico a questa edizione del Salone della CSR è stata ampia e attiva, con un alto livello di interazione durante workshop, tavole rotonde e iniziative parallele. Tra queste, particolare interesse ha suscitato la “Capsula del tempo”, progetto promosso da AWorld in collaborazione con il Salone, che ha invitato i visitatori a scegliere fino a tre azioni sostenibili tramite app, impegnandosi a mantenerle nel corso dell’anno.
I risultati hanno evidenziato una forte attenzione alla sostenibilità alimentare: quasi sei impegni su dieci (59,79%) riguardano questo ambito. Le azioni più scelte sono state «riutilizzare gli avanzi del frigorifero» (17,73%), «riflettere prima di fare la spesa» (16,08%) e «leggere le etichette dei prodotti» (14,43%). Un dato che conferma come la sostenibilità si giochi anche nelle scelte quotidiane e nei piccoli gesti individuali.
Accanto alla dimensione ambientale, è emerso anche un rilevante interesse per la sfera sociale: il 16,70% degli impegni raccolti nella “Capsula del tempo” riguarda attività di volontariato e partecipazione solidale, segno di una crescente consapevolezza verso l’impatto collettivo delle azioni personali.
Quest’anno, per la prima volta, anche il Salone della CSR ha deciso di misurare il proprio impatto sociale, in collaborazione con Operàri. Attraverso questionari compilati da oltre 160 partecipanti, è stato avviato un processo di valutazione degli effetti generati dall’esperienza dell’evento sulle persone coinvolte. I risultati saranno pubblicati nelle prossime settimane sul sito ufficiale csreinnovazionesociale.it.
«Centinaia di persone hanno capito quest’anno l’importanza della loro voce, e il Salone ha fatto loro da cassa di risonanza» ha aggiunto Rossella Sobrero. «Ci ha fatto molto piacere, perché un’edizione dopo l’altra abbiamo sempre continuato a credere nel cambiamento: è la stessa testardaggine, intesa come valore positivo, che oggi deve aiutarci a non cambiare idea, sia come persone che come organizzazioni, per costruire un futuro più sostenibile. Le aziende che hanno portato avanti le loro strategie con coerenza, nonostante tutto, sono state quelle che hanno avuto i risultati migliori».
