Il nuovo rapporto “Mind the Gap” di Clean Cities rivela che il trasporto pubblico locale italiano procede a velocità ridotta mentre il resto d’Europa accelera. La rete è meno capillare, l’offerta più debole, i finanziamenti insufficienti. Una combinazione che negli ultimi cinque anni ha prodotto un vero arretramento strutturale. L’inflazione, erodendo il valore reale del Fondo Nazionale Trasporti, ha sottratto al settore circa 4 miliardi di euro.

Lo studio confronta le principali città italiane con i centri urbani europei più efficienti. L’offerta delle grandi città del Paese risulta essere pari alla metà di quella delle principali metropoli del continente e le infrastrutture di trasporto rapido di massa – metro, tram, filobus – si fermano a un quinto. La distanza cresce nel confronto con città come Praga, Madrid e Varsavia: qui il rapporto tra offerta e quella dei grandi centri del centro-sud italiano è di uno a otto. Una proporzione identica emerge nei livelli d’uso: per ogni passeggero del TPL a Napoli, Palermo, Bari o Catania, ce ne sono otto nelle capitali più virtuose.

Il divario si riflette anche nelle abitudini quotidiane. Gli abitanti delle città italiane effettuano fino a sei volte meno viaggi rispetto alla media UE. Il valore mediano europeo è di 410 passeggeri pro capite; nel centro-nord si scende sotto i 300, nel centro-sud appena a 70. Con questi numeri, la soddisfazione è inevitabilmente bassa: mentre Vienna e Praga superano il 90% di gradimento e Berlino, Varsavia e Amsterdam restano attorno all’80%, in Italia meno di un palermitano su cinque si dichiara soddisfatto. A Napoli e Roma la quota si ferma intorno a un terzo, con criticità legate soprattutto a frequenza, affidabilità e sicurezza.
Il cuore del problema resta il finanziamento. Il Fondo Nazionale Trasporti oscilla da anni tra 4,8 e 5,3 miliardi. Formalmente l’importo è cresciuto dal 2014, ma l’inflazione del settore — pari al 25% — ne ha ridotto drasticamente il potere d’acquisto. In termini reali, un euro del 2014 oggi ne vale 1,25. La mancata indicizzazione ha prodotto un ammanco cumulato di 4 miliardi in cinque anni, una carenza che pesa soprattutto sui territori più fragili, dove il TPL dipende quasi interamente dai trasferimenti statali.
L’erosione dei fondi ha ampliato la distanza tra città forti e città deboli. Dove negli anni sono state realizzate nuove infrastrutture, il ritardo rispetto all’Europa è ancora significativo ma recuperabile. Altrove, soprattutto nel Mezzogiorno, la situazione compromette coesione sociale e accesso ai servizi essenziali. In molti casi questo porta a un fenomeno sempre più diffuso: la forced car ownership, l’obbligo di possedere un’auto privata in assenza di alternative credibili. Secondo Clean Cities, tre italiani su dieci hanno dovuto rinunciare a lavoro, studio, visite mediche o relazioni sociali per difficoltà negli spostamenti. Le città più colpite sono Napoli (34%) e Roma (33%); Milano e Bologna si fermano al 20-21%.

A ricordare il valore pubblico del TPL è Claudio Magliulo, Head of Italy Campaign di Clean Cities: «‹un trasporto pubblico efficace aumenta la coesione, riduce i livelli di esclusione sociale e migliora l’accesso ai servizi fondamentali›».
Per invertire la tendenza, Clean Cities propone di riportare il Fondo Nazionale Trasporti ai livelli reali del 2010-2011, pari oggi a 6,5 miliardi. Significa un incremento immediato di 1,2 miliardi dalla Legge di Bilancio 2026 e un riallineamento di medio periodo di circa 3 miliardi l’anno. Una scala d’investimento paragonabile a quella dell’ecobonus per i veicoli privati, ma con ricadute più ampie in termini di equità, competitività urbana e riduzione dell’inquinamento.

Contestualmente al report prende avvio la campagna nazionale “Mind the Gap”, con una raccolta firme e una serie di flash mob nelle principali città italiane per chiedere più risorse, nuove infrastrutture e un’accelerazione sull’elettrificazione degli autobus. Alla mobilitazione aderiscono numerose organizzazioni, tra cui AIFVS, FIAB, ISDE, Kyoto Club, Euromobility e Legambiente, parte della Rete Italiana Mobilità Equa.

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