Oltre a restare un grande tema industriale, il vetro sta diventando una scelta sempre più esplicita lungo tutta la filiera, dal produttore al consumatore. I numeri del 2025 lo confermano: oltre 4,5 milioni di tonnellate di contenitori prodotti, con una crescita del +4% rispetto al 2024. A trainare il comparto sono soprattutto le bottiglie – per vino, olio, birra e succhi – che raggiungono 3,9 milioni di tonnellate (+5,8%), accompagnate da un forte slancio sui mercati esteri: export a +23,8%, mentre l’import cala del 4,3%.
I dati arrivano da Assovetro, che fotografa un settore capace di crescere nonostante costi energetici instabili e uno scenario internazionale complesso.

Diversa appare invece la traiettoria dei vasi alimentari. Dopo il picco del 2024 (+24,5%), il 2025 registra una contrazione del -6,5% (350 mila tonnellate), con import in aumento (+4,4%) ed export in lieve flessione (-1,3%).
Complessivamente, però, il comparto conferma una solidità che poggia su una domanda interna stabile e su una riconoscibilità del vetro come materiale affidabile.
«Il mondo del packaging alimentare da sempre è alla ricerca di soluzioni che non solo conservino l’integrità e la sicurezza degli alimenti, ma che siano anche ambientalmente sostenibili. Il vetro rispetta da sempre queste caratteristiche e i consumatori ne sono consapevoli, tanto che l’87% degli europei consiglia il vetro quale packaging più sicuro e il 96% degli italiani raccomanda bottiglie e vasetti per conservare cibo e bevande», osserva Biagio Costantini, Presidente della sezione contenitori di Assovetro.

Sul fronte ambientale, gli indicatori restano sopra le soglie europee. Nel 2025 il tasso di raccolta del vetro in Italia arriva all’89%, mentre il riciclo effettivo si attesta all’80,5%. Per il sesto anno consecutivo viene superato il target UE del 75% fissato per il 2030.
L’impatto è misurabile: ogni anno si evitano oltre 3,9 milioni di tonnellate di materie prime vergini, più di 400 milioni di metri cubi di gas naturale e circa 2,4 milioni di tonnellate di CO₂.

Anche nel largo consumo il vetro consolida la propria posizione. Secondo Nomisma, nel 2025 le vendite food & beverage nella GDO crescono del +2,4%, con una forte presenza di prodotti confezionati in vetro.
Tra i più acquistati ci sono le bottiglie di vino fermo e birra, seguite da passate di pomodoro (390.000 confezioni), sughi pronti (265.000) e vini frizzanti (233.000). Nei supermercati, si registrano oltre un milione di bottiglie di birra e circa 400.000 di vino fermo, per valori rispettivamente pari a 1,665 milioni e 1,681 milioni di euro.
La sostenibilità del packaging pesa sempre di più nelle scelte: per i consumatori significa soprattutto assenza di imballaggi in eccesso (45%), riciclabilità (43%), uso di materiale riciclato (35%), riduzione della plastica (29%), uso responsabile delle risorse e riutilizzabilità (28%).

L’Italia si conferma primo produttore europeo di contenitori in vetro, davanti a Germania e Francia. Il settore conta 17 aziende, 40 stabilimenti e 7.952 addetti, con un fatturato vicino ai 3 miliardi di euro.
Resta tuttavia un’industria energivora – 660 milioni di metri cubi di gas e 1,62 TWh di energia elettrica l’anno – ma sempre più integrata in logiche di efficienza e recupero.
Il risultato è un equilibrio che tiene insieme produzione, consumo e riciclo. Non una soluzione definitiva, ma un sistema che, almeno per ora, regge sia sul piano economico sia su quello ambientale.

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