Il sistema fiscale italiano legato al settore auto risulta ampiamente scollegato dagli obiettivi ambientali europei. L’Italia è uno dei tre Paesi in Europa — insieme a Bulgaria e Slovacchia — a non applicare alcuna forma di tassazione proporzionata alle emissioni climalteranti. Un’anomalia che, secondo Transport & Environment (T&E), frena la transizione verso veicoli più puliti e contrasta con il principio europeo secondo cui “chi inquina paga”.
È quanto emerge dalla nuova edizione della Good Tax Guide, lo studio comparativo annuale pubblicato da T&E, principale organizzazione indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti in Europa, che analizza i regimi fiscali applicati all’automobile in 31 Paesi europei.

Elettrificazione lenta e disincentivata
Nel contesto europeo, l’Italia si conferma tra i Paesi con la minore penetrazione di veicoli elettrici. Nonostante un recente aumento della quota di mercato dei veicoli elettrici a batteria (BEV) — dal 2,9% nel 2024 al 5,2% nel primo trimestre del 2025 — il nostro Paese rimane in ritardo. Il segmento aziendale, che rappresenta oltre il 40% delle immatricolazioni e quasi il 60% delle emissioni del comparto, continua a privilegiare i veicoli endotermici, in particolare i grandi SUV.

«In Italia serve una riforma coraggiosa e graduale, che premi chi sceglie tecnologie pulite e penalizzi chi continua a inquinare», sottolinea Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia. «La fiscalità è uno degli strumenti più incisivi per orientare le scelte dei consumatori e delle imprese. Prova ne è la recente riforma sulle auto aziendali in uso ai dipendenti, che ha già contribuito ad aumentare la quota di auto elettriche nel mercato aziendale nel primo trimestre del 2025. Ma ci sono ancora ampi spazi di miglioramento: lo sconto fiscale ancora previsto per le auto endotermiche va rivisto e gradualmente eliminato del tutto. È inoltre urgente intervenire sulla tassa di immatricolazione, sulla deducibilità del costo dei veicoli e sull’IVA, strumenti dal grande potenziale per accelerare la transizione».

Fiscalità auto aziendali: divari ancora limitati
Lo studio dedica particolare attenzione alle auto aziendali, che costituiscono il 60% delle nuove immatricolazioni in Europa. Nei cinque principali mercati (Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) si concentra il 71% delle vendite aziendali e il 42% delle immatricolazioni totali.
In Italia, la differenza fiscale tra veicoli elettrici e endotermici, calcolata su un ciclo di possesso di quattro anni, è inferiore rispetto ad altri Paesi. Per i veicoli concessi in fringe benefit ai dipendenti, il risparmio può arrivare a 14.700 euro. In Portogallo e Slovenia, lo stesso divario tocca rispettivamente 30.300 e 27.000 euro. Questo effetto positivo in Italia è attribuibile alla nuova normativa entrata in vigore il 1° gennaio 2025, che ha ridotto le agevolazioni per i veicoli tradizionali e aumentato quelle per i modelli ibridi plug-in ed elettrici.
Restano però inalterate altre leve fiscali come la detraibilità dell’IVA e la deducibilità dei costi di acquisto, che non prevedono differenze tra veicoli a combustione e zero emission. Di conseguenza, per le auto aziendali ad uso strumentale, il beneficio netto per l’adozione di un SUV elettrico di segmento C rispetto all’equivalente a benzina è limitato a circa 2.400 euro in quattro anni.

La spinta fiscale ai grandi SUV
Secondo T&E, l’attuale assetto fiscale in Europa incentiva l’adozione di SUV di grandi dimensioni nelle flotte aziendali. Nel 2024, i SUV endotermici di grandi dimensioni (segmenti D-G) rappresenteranno il 10,3% delle immatricolazioni aziendali, contro il 5,5% del mercato privato. I SUV più pesanti (segmenti E-G) raggiungeranno una quota quattro volte superiore rispetto al canale privato (2,5% contro 0,8%).
In Germania, le distorsioni fiscali premiano i veicoli più grandi, che talvolta beneficiano di agevolazioni superiori alle tasse versate. Il 40% dei SUV endotermici aziendali più grandi è immatricolato sul mercato tedesco. Al contrario, la Francia disincentiva fortemente questi veicoli, che rappresentano solo lo 0,3% del totale immatricolato.
In Italia, così come in Spagna e Polonia, i grandi SUV aziendali non sono soggetti a disincentivi fiscali efficaci. Questo contribuisce al ritardo nella transizione verso veicoli elettrici e a basse emissioni.

Le proposte di riforma
Transport & Environment propone una serie di misure per riallineare il sistema fiscale italiano agli obiettivi climatici e ai modelli già adottati in altri Paesi europei:
Rimodulare la tassa di immatricolazione in base alle emissioni di CO₂ e al costo del veicolo, per introdurre criteri di sostenibilità e progressività.
Riformare la fiscalità delle auto aziendali, adottando come parametro regolatorio le emissioni climalteranti, intervenendo su fringe benefit, deducibilità e IVA.
Eliminare agevolazioni per i veicoli storici inquinanti, mantenute al di fuori di logiche ambientali.

Lo studio conclude che in Italia esiste un potenziale fiscale ancora inutilizzato che, se attivato, potrebbe sostenere in modo più efficace la transizione ecologica, contribuendo a migliorare la qualità dell’aria e riducendo il gap che separa il nostro Paese dagli standard europei.

 

Condividi

Articoli correlati