Legacoop ha da poco presentato il Manifesto Cooperativo della Dieta Mediterranea, un documento in dieci punti che si propone di delineare una visione condivisa della filiera agroalimentare cooperativa. Al centro del Manifesto ci sono sostenibilità ambientale, inclusione sociale, dignità del lavoro e diritto universale all’alimentazione.
Il testo, descritto dalla direttrice generale di Legacoop Agroalimentare Sara Guidelli come «una vera e propria agenda di trasformazione per il nostro sistema alimentare», è stato presentato a Napoli durante la Biennale dell’Economia Cooperativa.
«La Dieta Mediterranea non è solo una pratica alimentare, ma una visione di società», ha spiegato Guidelli. «Questo Manifesto è uno strumento di lavoro comune per promuovere alleanze e costruire una società più giusta, sana e coesa».
Dieta Mediterranea e cooperazione: un legame storico
Il documento mette in relazione il modello alimentare della Dieta Mediterranea con il sistema cooperativo, entrambi fondati su valori di comunità, condivisione e attenzione al territorio. Un legame sottolineato anche da Maurizio Martina, vicedirettore generale della FAO, che ha parlato di «un modello collettivo per cooperare con gli altri» e di un’alimentazione come atto «umano, sociale e multilaterale».

Una visione sistemica: territorio, salute, lavoro
Nel Manifesto, il modello della Dieta Mediterranea diventa un progetto sociale prima ancora che alimentare. Al centro, l’idea che il cibo debba essere accessibile, sano e giusto, frutto di una produzione rispettosa dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Il sistema cooperativo si propone così come strumento concreto per rafforzare le economie locali attraverso la mutualità, valorizzando le relazioni tra chi coltiva, trasforma, distribuisce e consuma.
La tutela del patrimonio rurale e dell’identità alimentare italiana si intreccia con una maggiore consapevolezza sul valore della filiera, che non termina con il prodotto sullo scaffale perché ridurre gli sprechi e riconoscere il lavoro che c’è dietro ogni alimento sono parte della stessa responsabilità. L’educazione alimentare è vista come leva per formare cittadini più informati e liberi nelle scelte, capaci di riconoscere qualità, provenienza e impatto del proprio stile di vita.
Il Manifesto guarda anche ai margini, ai territori e alle persone spesso escluse, parlando di inclusione, di lotta al caporalato, di rigenerazione delle periferie e delle aree interne, presidiate oggi sempre più faticosamente da un’agricoltura che rischia di arretrare.
Infine, è anche democrazia economica: un invito a ricostruire alleanze tra imprese, istituzioni e cittadini, perché la trasformazione del sistema alimentare non può essere delegata, ma deve essere condivisa.
Il Manifesto arriva in un momento critico. Secondo i dati presentati, in Europa il 13% della dieta media è composta da snack e bevande zuccherate, in crescita del 29% negli ultimi cinque anni. Tra i bambini, questi prodotti arrivano a rappresentare fino al 25% delle calorie quotidiane. In Italia, l’obesità infantile è in aumento, con consumi di pesce sotto le raccomandazioni.
Parallelamente, nel 2024 la Caritas ha assistito oltre 277.000 nuclei familiari in difficoltà (+62% rispetto a dieci anni fa). Il divario tra centro e periferia si allarga: -18% di reddito e la metà dei laureati in periferia rispetto alle aree centrali.
«L’agricoltura resta un presidio fondamentale nelle aree interne, ma perde competitività. Le disuguaglianze sociali e territoriali si riflettono anche nella qualità dei consumi alimentari», ha spiegato Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare.
Verso una filiera cooperativa integrata
La filiera agroalimentare cooperativa viene indicata come «strategica per il futuro del Paese», in quanto attraversa tutte le fasi: dalla produzione alla trasformazione, dalla distribuzione al consumo. Una filiera che, secondo Simone Gamberini, presidente di Legacoop, «genera valore economico, responsabilità sociale, cultura e salute».
Il Manifesto è inoltre sostenuto dalla candidatura della Cucina Italiana come patrimonio immateriale dell’umanità Unesco. «Una cultura alimentare che riflette uno stile di vita equilibrato, sostenibile e inclusivo», ha affermato il ministro Francesco Lollobrigida, che ha evidenziato il legame tra buona alimentazione, longevità e tutela ambientale.
Un modello da recuperare e rilanciare
Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ha sottolineato come «la Dieta Mediterranea non debba solo essere esportata, ma prima di tutto recuperata nel nostro Paese», e ha proposto un coinvolgimento più diretto delle scuole e delle mense scolastiche nella promozione di una corretta alimentazione: «Non possiamo accettare che la salute dei bambini dipenda dal ceto sociale di appartenenza».
Secondo Legacoop, il Manifesto rappresenta una base per il lavoro futuro verso la Biennale della Cooperazione del 2026, che si terrà a Milano. Il presidente Gamberini: «Non è solo la difesa di un patrimonio culturale, ma una proposta concreta per un modello di sviluppo sano, giusto e partecipato».
