È cominciata oggi a Belém, in Brasile, la COP30, la trentesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Fino al 21 novembre oltre 190 Paesi saranno chiamati a misurare la distanza tra le promesse fatte negli ultimi dieci anni e i risultati raggiunti.

© UN Climate Change – Kiara Worth
Nei giorni di pre-vertice, il padrone di casa, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, ha lanciato un invito alla concretezza: questa dovrà essere, ha detto, «la Cop della verità», con meno parole e più azioni sulle promesse del passato.
«Forze estremiste – ha ammonito – sono impegnate nella fabbricazione di menzogne per ottenere vantaggi elettorali a danno dell’ambiente». Lula ha inoltre denunciato la sproporzione nella spesa globale, ricordando che investire in armi «il doppio di quanto spendiamo per azioni green spiana la strada a un’apocalisse climatica».
La visione europea: “Tenere vivo l’obiettivo di 1,5 gradi”
Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, «questa deve essere la Cop che mantiene l’obiettivo di 1,5 gradi alla nostra portata, che rafforza la nostra determinazione a triplicare le energie rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030 e che mantiene le promesse fatte ai Paesi più vulnerabili agli effetti devastanti dei cambiamenti climatici».
Von der Leyen ha sottolineato come la transizione energetica starebbe già mostrando risultati concreti: «Quest’anno il 95% della nuova capacità mondiale era rinnovabile», ha dichiarato, ribadendo che la transizione verso l’energia pulita «è destinata a durare, ma dobbiamo mantenere lo slancio».

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Guterres: “L’era dei combustibili fossili sta finendo”
Alla vigilia, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha invece rilanciato l’urgenza di accelerare il passo: «L’era dei combustibili fossili sta finendo e l’energia pulita sta prendendo piede, ma dobbiamo procedere molto più velocemente».
Un appello condiviso da molti leader presenti a Belém — tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer — che hanno sottolineato la necessità di aumentare in modo sostanziale i finanziamenti per la transizione energetica e l’adattamento climatico.
Le nuove iniziative da Belém: carbon pricing e fondo per le foreste
Tra le prime decisioni annunciate, Brasile e Unione europea hanno lanciato una Coalizione aperta per la tariffazione del carbonio, ispirata al sistema europeo ETS. L’iniziativa mira a creare un quadro globale condiviso per la tassazione delle emissioni e la riduzione progressiva del carbonio.
Parallelamente, oltre cinquanta Paesi hanno sottoscritto la dichiarazione di lancio del “Fondo per le foreste tropicali per sempre”, un progetto promosso dal governo brasiliano che ha già raccolto oltre 5,5 miliardi di dollari.
Lula ha inoltre annunciato la creazione di un fondo nazionale che destinerà alla transizione energetica parte dei proventi derivanti dallo sfruttamento del petrolio: una misura simbolica del tentativo di convertire risorse fossili in strumenti per la decarbonizzazione.
La voce del Vaticano: “Il clima causa più sfollati delle guerre”

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Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano e capo della delegazione della Santa Sede, ha richiamato i governi a dare concretezza agli impegni già presi: «Occorre dare esecuzione e concretezza agli impegni assunti nelle precedenti Cop», ha dichiarato ai media vaticani.
Parolin ha sottolineato la gravità dell’attuale crisi, osservando che oggi il cambiamento climatico «causa più sfollati dei conflitti». E ha ribadito la necessità di rilanciare il multilateralismo, «che da anni vive una crisi grossissima».
Nel suo messaggio ai partecipanti, Papa Francesco ha aggiunto un monito morale: «Se volete coltivare la pace, abbiate cura del creato».
Dalla finanza alla transizione: la sfida dei numeri
Secondo l’analisi del giornalista Ferdinando Cotugno, tra i più attenti osservatori della politica climatica internazionale, la COP30 di Belém sarà dominata dal tema finanziario più che da quello tecnico-scientifico.
«A Baku – scrive Cotugno su Domani – lo stallo tra domanda e offerta finanziaria si era risolto con una cifra, 300 miliardi l’anno, che aveva scontentato tutti: pochi per i Paesi poveri, troppi per quelli ricchi. Il Brasile dovrà riuscire nel miracolo di trasformare questi 300 miliardi in qualcosa che si avvicini ai 1.300 miliardi, la cifra fissata dalla scienza e adottata dai Paesi più poveri come richiesta collettiva per i prossimi decenni di transizione e adattamento».
Un vertice cruciale per la credibilità del processo globale
La COP30 si presenta così come un momento decisivo per la credibilità dell’intero processo multilaterale sul clima. Dieci anni dopo Parigi, il mondo è ancora lontano dal percorso che consentirebbe di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C.
Ma, come ha ricordato Lula, «non ci sarà sicurezza energetica in un mondo in fiamme». Da Belém arriva dunque il messaggio di una transizione che, nelle parole degli organizzatori, «è irreversibile», ma che richiede una velocità e una coerenza che il pianeta non può più permettersi di rimandare.
