Con più di un terzo di superficie coperta da boschi (Fonte: Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio), dal dopoguerra ad oggi la vera sfida per l’Italia non è tanto piantare alberi e creare nuove aree verdi, ma amministrare ciò che già abbiamo con criteri rigorosi e trasparenti. Una gestione forestale attiva è infatti il pilastro fondamentale per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, portare servizi alle comunità locali e rafforzare le filiere nazionali; grazie a foreste in salute e rigogliose si possono massimizzare servizi come il sequestro di carbonio, potenziare la resilienza a incendi e parassiti e prevenire il dissesto idrogeologico.
Secondo il nuovo report “Certificazione FSC in Italia”, il 2025 è stato un anno di consolidamento e nuovi record: la superficie forestale certificata FSC in Italia è passata da 115.118 ettari a 155.750 ettari – l’equivalente di più di 218.000 campi da calcio – distribuiti in 10 regioni. La regione con il maggior numero di ettari certificati si conferma la Toscana, seguita dalla Lombardia e dalla Provincia Autonoma di Trento. Tra le nuove eccellenze che hanno ottenuto questo riconoscimento nel 2025 figurano la Tenuta Presidenziale di Castelporziano (ROMA), con i suoi 6.000 ettari di superficie ed uno dei più importanti esempi di foresta di pianura in Italia; l’Unione Montana Valle Stura (CN), l’Unione Montana dei Comuni della Valtiberina Toscana (AR), i Monti Cimini e l’Unione dei Comuni Media Valle del Serchio (LU).
Non solo: l’Italia è pioniera nel validare gli impatti positivi che la corretta gestione forestale ha su funzioni vitali come sequestro del carbonio, conservazione della biodiversità, tutela delle riserve idriche, salvaguardia del suolo, miglioramento della qualità dell’aria e valorizzazione degli aspetti turistico-ricreativi. Dai poco più di 1.000 ettari verificati per questi servizi nel 2018 si è passati oggi a ben 106.485 ettari: ciò significa una maggiore attenzione nella conservazione dei servizi generati dalle foreste, definiti ecosistemici e che secondo calcoli del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) valgono quasi 4,9 miliardi di euro, e una accresciuta propensione dei gestori forestali ad attrarre finanziamenti su queste aree attraverso strumenti di sponsorship credibili e verificati.
Riscontri positivi arrivano anche dal lato delle filiere, soprattutto del legno e della carta. L’Italia si conferma tra i leader mondiali per numero di certificazioni nelle aziende di trasformazione (quasi 4.000, per oltre 5.100 siti produttivi coinvolti): dall’arredo al packaging, dal tessile alla stampa, sono sempre di più le realtà che decidono di ricorrere alla certificazione FSC come prerequisito fondamentale di garanzia della provenienza responsabile della materia prima legnosa.
Al di là dei numeri, però, questo nuovo report conferma che dopo essere stato vittima di abbandono per decenni, portando con sé fragilità idrogeologica e una minor resilienza a fattori come il cambiamento climatico, l’approccio al patrimonio boschivo nazionale sta in parte cambiando. E questo perché la gestione responsabile può davvero trasformare il bosco da risorsa immobile e dimenticata in un presidio attivo del territorio che filtra l’acqua che beviamo, pulisce l’aria che respiriamo e offre rifugio a specie preziose, creando al contempo economie sostenibili e circolari capaci di sostenere le comunità.
Communications Manager, dal 2014 Alberto Pauletto racconta il mondo della gestione forestale responsabile per conto di FSC Italia. Per Altreconomia è co-autore di “Il richiamo delle foreste – Guida a foreste, boschi e alberi in Italia” e “La bottega della foresta – Storie di funghi e radici, frutti e bacche, prodotti e persone che vivono il bosco”.
