Il bilancio degli incendi della stagione estiva 2025, per quanto parziale, appare purtroppo già drammatico. Temperature eccezionalmente elevate, siccità diffusa e vento hanno trasformato vaste aree dell’Europa meridionale in scenari di devastazione. La correlazione fra emergenza climatica e moltiplicarsi degli incendi appare sempre più evidente.
In Spagna, nella comunità autonoma di Castiglia e León, circa seimila persone sono state evacuate per precauzione a causa delle fiamme che hanno colpito anche la vegetazione de Las Médulas, sito minerario romano patrimonio Unesco. Le autorità hanno confermato due vittime: una nella provincia di Madrid e una in quella di León. Sette i ricoverati per ustioni, quattro dei quali in condizioni critiche. Il bilancio più recente parla di 115mila ettari bruciati, con Galizia, Castiglia, Leon ed Estremadura fra le regioni più colpite.

Il Portogallo fronteggia decine di incendi, con oltre 1.800 vigili del fuoco mobilitati. Cinque roghi stanno interessando il nord e il centro del Paese. Il più esteso è a Trancoso, nel distretto di Guarda, attivo da giorni. Un altro, divampato nella provincia di Arganil, minaccia il borgo di Piódão, conosciuto per le caratteristiche case in pietra.
Anche la Grecia è attraversata da numerosi focolai. Uno dei più gravi è arrivato fino ai sobborghi di Patrasso, terza città del Paese. Sono state evacuate oltre venti comunità, un ospedale pediatrico e una casa di riposo. Le fiamme hanno distrutto abitazioni e officine, raggiungendo anche il monastero di Agios Nikolaos, risalente al XVII secolo. Gli sfollati sono stati accolti in strutture comunali e militari. L’incubo del fuoco è tornato anche sull’isola di Chio, già colpita a giugno con oltre 4mila ettari bruciati: un nuovo incendio nel nord-ovest ha causato blackout nei villaggi della zona e il salvataggio di circa 60 persone dalla Guardia costiera. Altri focolai sono attivi a Zante, Cefalonia e nell’Epiro.
L’Albania ha richiesto aiuto internazionale. Un Canadair della Protezione civile italiana è intervenuto a Delvina, nel sud del Paese, dove la cittadina è stata evacuata. Nel centro, a Gramsh, 39 abitazioni sono state distrutte dalle fiamme e si è registrata la prima vittima, un uomo di 80 anni morto asfissiato.
In Montenegro, la regione di Niksic e le province di Kuce e Pipere restano critiche. Le operazioni coinvolgono aerei ed elicotteri, con il supporto di unità aeree provenienti da Ungheria e Repubblica Ceca. Incendi vasti sono segnalati anche in Macedonia del Nord e Croazia.

L’Italia non è rimasta esclusa dall’emergenza. Nella zona del Vesuvio, nei giorni scorsi un nuovo fronte di fuoco tra Torre del Greco e Trecase ha destato forte preoccupazione per la vicinanza a un’area abitata e a un’azienda pirotecnica, da cui il materiale è stato rimosso per precauzione. La Regione ha reso noto che fino al 10 agosto sono stati effettuati duemila lanci da parte di elicotteri e Canadair, con oltre 8 milioni di litri di estinguente. La procura di Nola ha aperto un’inchiesta per verificare l’ipotesi di dolo o di comportamenti irresponsabili.
Il Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento ha ricevuto 20 richieste di intervento aereo: sette dalla Campania, quattro dalla Calabria, tre dal Lazio e dall’Abruzzo, due dalla Basilicata e una dalla Sicilia.

Dall’inizio del 2025 in Europa sono andati in fumo 231.539 ettari di territorio, un’area quasi pari all’intero Lussemburgo. Lo rileva il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis) dell’Ue. Il dato, aggiornato al 15 luglio, è superiore del 119% rispetto alla media di lungo periodo, che per questa fase dell’anno si attesta a 105.586 ettari. Restringendo il quadro alla sola Italia, secondo le stime pubblicate da Legambiente nel suo recente report “L’Italia in fumo”, dal 1° gennaio al 18 luglio 2025 nella nostra Penisola si sono verificati 653 incendi che hanno mandato in fumo 30.988 ettari di territorio pari a 43.400 campi da calcio: una media di 3,3 incendi al giorno con una superficie media bruciata di 47,5 ettari.

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