Il caldo – lo abbiamo sperimentato anche in Italia – non ha dato tregua nemmeno a luglio. Nell’Europa occidentale la temperatura media dell’aria superficiale ha raggiunto 22,48 °C, con un’anomalia di +2,53 °C rispetto alla media del periodo 1991-2020. Un valore che colloca il luglio 2026 al secondo posto tra i più caldi mai registrati, appena sotto il record del luglio 2006. A rilevarlo è il Servizio Copernicus per il Cambiamento Climatico, nel suo ultimo bollettino mensile. Le temperature hanno raggiunto i livelli più elevati soprattutto durante la prima metà del mese, per poi tornare a salire verso la fine di luglio. La Francia ha segnato il dato più estremo: +3,8 °C rispetto alla media, facendo del luglio 2026 il più caldo mai registrato nel Paese. La distribuzione del caldo, però, non è stata uniforme. Le mappe satellitari di Copernicus mostrano una netta contrapposizione tra le diverse aree del continente: temperature ampiamente sopra la media nell’Europa occidentale, mentre gran parte dell’Europa orientale, alcune zone della Scandinavia e la Finlandia hanno registrato valori inferiori alla media.

Alla pressione delle temperature si aggiunge quella degli incendi. Secondo gli ultimi dati del sistema europeo Effis, gestito da Copernicus, dall’inizio del 2026 gli incendi hanno già interessato 606.327 ettari nell’Unione europea. Il confronto con il 2025 mostra un miglioramento: al 18 agosto dello scorso anno la superficie bruciata aveva raggiunto 957.510 ettari, il valore più alto mai registrato nello stesso periodo, mentre gli incendi censiti erano 1.849, contro i 1.736 del 2026.
Il dato, però, resta lontano dalla normalità statistica. Al 12 agosto la superficie bruciata quest’anno era già più del doppio della media degli ultimi vent’anni, pari a 243.189 ettari.
La statistica di Effis considera gli incendi con una superficie superiore ai 30 ettari. Il confronto con la media storica restituisce quindi una misura più significativa della stagione: anche senza raggiungere i livelli eccezionali del 2025, il 2026 si sta confermando un anno particolarmente pesante per gli incendi europei.

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