Lo scorso anno si è chiuso con dati in lieve crescita per Fairtrade Italia, che nel suo Bilancio sociale annuale – presentato ieri in occasione dell’evento “Coltivare il futuro: l’impatto di Fairtrade Italia”, che si è svolto presso Casa Emergency a Milano – documenta un progressivo consolidamento del mercato dei prodotti certificati nel nostro Paese. In uno scenario ancora incerto, caratterizzato dall’instabilità dei prezzi agricoli e dalle conseguenze del cambiamento climatico, aumenta in Italia il valore dei prodotti contenenti almeno un ingrediente certificato: oltre 550 milioni di euro, tra materia prima e prodotti trasformati.
Il sistema Fairtrade – basato su criteri di trasparenza, rispetto dei diritti umani e sostenibilità ambientale – ha generato nel 2024 circa 4 milioni di euro di Premio Fairtrade in Italia. Si tratta della somma aggiuntiva che viene versata per ogni prodotto venduto, destinata al finanziamento di progetti collettivi nelle comunità di agricoltori e lavoratori in Asia, Africa e America Latina. Il dato registra una crescita del +4% rispetto all’anno precedente, con un contributo particolarmente rilevante dal cacao (oltre 2 milioni di euro), dalle banane (743 mila euro) e dal caffè (332 mila euro).
Le banane si confermano il prodotto certificato Fairtrade più venduto, con oltre 14 mila tonnellate (+1,5%). Seguono il cacao, che supera nuovamente le 10 mila tonnellate (+5%), lo zucchero di canna (+0,5%) e il caffè, che registra una crescita del +12,5%, superando le 800 tonnellate nonostante un anno complesso dal punto di vista dei prezzi internazionali.
In aumento anche le aziende italiane coinvolte nel sistema: oltre 300 operatori attivi (+3%) tra importatori, trasformatori e distributori. Crescono le referenze presenti nella grande distribuzione e nel segmento non food, dove spiccano il cotone (+40%) e i fiori recisi (+28%).
Oltre alla certificazione, Fairtrade Italia – che lo scorso anno ha tagliato il traguardo dei 30 anni – amplia il proprio ruolo come partner strategico per le imprese, supportandole nell’adeguamento alle normative europee come il Regolamento sulla Deforestazione (EUDR) e la Direttiva sulla Due Diligence (CSDDD). L’obiettivo è accompagnare le aziende nella costruzione di filiere responsabili, trasformando gli obblighi in percorsi strategici di valore.

Paolo Pastore, Direttore Generale di Fairtrade Italia
«I dati che presentiamo oggi parlano di un’Italia sempre più coinvolta nel cambiamento», ha spiegato Paolo Pastore, Direttore Generale di Fairtrade Italia.
«In un mondo che chiede responsabilità, Fairtrade rappresenta una risposta concreta per le imprese e per le persone: un sistema che coniuga rigore, trasparenza e impatto reale. Rafforzare le filiere oggi significa tutelare i diritti umani, affrontare le sfide ambientali e costruire insieme un’economia che guarda al futuro. Non è solo questione di prezzi giusti, ma di responsabilità condivisa».
A sottolineare l’evoluzione del ruolo di Fairtrade è anche Thomas Zulian, Direttore Commerciale dell’organizzazione: «Vediamo una crescente domanda di prodotti sostenibili e tracciabili da parte di retailer e consumatori. Le aziende italiane stanno dimostrando di saper interpretare con visione il proprio ruolo nella transizione etica. Oggi il nostro compito non è solo certificare, ma accompagnare le imprese con soluzioni concrete: trasformiamo le richieste normative in percorsi strategici, capaci di generare fiducia, valore e impatto reale lungo tutta la filiera». Zulian sottolinea anche l’incoraggiante crescita delle aziende partner di Fairtrade nel nostro Paese, passate dalle 283 del 2022 alle 304 del 2024.

Un contributo rilevante alla crescita della consapevolezza dei consumatori arriva anche dai dati della ricerca Nielsen condotta per Fairtrade Italia. L’indagine evidenzia che oltre sei italiani su dieci considerano affidabili i prodotti etici. La conoscenza del marchio Fairtrade è aumentata di 8 punti percentuali rispetto al 2021 e oltre l’80% di chi lo riconosce dichiara di fidarsi del suo valore.
Chi acquista prodotti certificati Fairtrade lo fa anche per motivi legati alla salute, alla sostenibilità ambientale e all’impegno sociale delle aziende. Il canale prevalente rimane la grande distribuzione, mentre calano i negozi specializzati.
Tra i non acquirenti, invece, la principale barriera resta il costo, percepito come troppo elevato, mentre la scarsa fiducia si lega a dubbi sul controllo delle produzioni e sulla qualità, ritenuta non superiore ai prodotti non certificati.
A livello globale, il Premio Fairtrade ha superato i 211 milioni di euro nel 2023, sostenendo progetti in oltre 75 Paesi. Gli effetti del cambiamento climatico su coltivazioni come cacao e caffè rendono ancora più urgente il ricorso a pratiche agricole sostenibili. In questo contesto, il modello Fairtrade conferma la propria efficacia nel coniugare equità, resilienza e impatto sociale.
Il percorso resta complesso, ma i segnali di consolidamento indicano che la domanda di un’economia più giusta – da parte di imprese e consumatori – diventa una necessità indifferibile.
