La data spartiacque è già fissata: dal 12 agosto 2026 le nuove regole europee sugli imballaggi diventeranno pienamente operative. Nel frattempo, la Commissione europea prova a ridurre le incertezze e a dare una direzione precisa. Lo scorso 30 marzo sono state infatti pubblicate le linee guida applicative del Regolamento (UE) 2025/40, noto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation).
Il regolamento, entrato in vigore l’11 febbraio 2025, introduce un sistema unico valido in tutta l’Unione, superando la frammentazione delle normative nazionali. L’obiettivo, ambizioso, è rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030, intervenendo lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione al fine vita.
Non si tratta soltanto di gestione dei rifiuti. Il PPWR impone una revisione profonda del modo in cui gli imballaggi vengono pensati, prodotti e utilizzati. Riduzione di peso e volume, eliminazione degli eccessi, progettazione orientata al riciclo: ogni fase diventa oggetto di regolazione. Le norme si applicano a tutti i materiali – plastica, carta, vetro, metalli – e a qualsiasi imballaggio immesso sul mercato europeo, indipendentemente dal luogo di produzione.
Tra le novità più immediate c’è il divieto, dal 12 agosto 2026, degli imballaggi a contatto con alimenti contenenti Pfas oltre determinate soglie. Le cosiddette “sostanze chimiche per sempre” vengono così progressivamente eliminate, con effetti diretti sulla sicurezza alimentare.
Un altro passaggio riguarda le informazioni ai consumatori: entro agosto 2028, tutte le confezioni dovranno riportare etichette armonizzate e facilmente leggibili, pensate per semplificare la raccolta differenziata in tutta Europa.
Il regolamento introduce anche il principio operativo del diritto al riuso. Le attività di asporto, ad esempio, dovranno consentire ai clienti di utilizzare contenitori propri senza costi aggiuntivi. Parallelamente, le aziende saranno obbligate a ridurre imballaggi inutili, come doppi fondi o sovrastrutture pensate solo per aumentare il volume percepito.
Le implicazioni industriali appaiono rilevanti. Dal 1° gennaio 2030 saranno vietati molti imballaggi monouso in plastica diffusi nella ristorazione e nell’ospitalità, come bustine per salse o flaconi monodose negli hotel. Un cambiamento che impone una revisione dei modelli di business.
Si rafforza anche la responsabilità estesa del produttore (EPR), con contributi più stringenti per la gestione dei rifiuti. Le linee guida chiariscono un punto chiave: la distinzione tra “fabbricante”, che progetta l’imballaggio, e “produttore”, che lo immette sul mercato. Da questa differenza dipende chi sostiene i costi del fine vita.
Sul piano operativo, entro il 2029 gli Stati membri dovranno garantire la raccolta separata del 90% di bottiglie in plastica e lattine in metallo, attraverso sistemi come il deposito cauzionale. Un obiettivo che richiederà investimenti significativi in infrastrutture e logistica. Sempre entro il 2030, una quota rilevante degli imballaggi per il trasporto – come i pallet – dovrà entrare in circuiti di riutilizzo. Senza sistemi efficienti di recupero e lavaggio, il rischio è un aumento dei costi lungo la filiera.
Le linee guida affrontano anche il tema del mercato interno. In particolare, gli Stati membri non potranno ostacolare la circolazione di imballaggi conformi introducendo norme nazionali aggiuntive. L’armonizzazione diventa così un elemento centrale, non solo ambientale ma anche economico.
Per l’industria, il passaggio è delicato. Costi, riorganizzazione e nuovi obblighi si affiancano però a un elemento finora mancato, quello della certezza regolatoria. È su questo terreno che si giocheranno gli investimenti dei prossimi anni, tra innovazione dei materiali, riprogettazione dei prodotti e sviluppo di nuove filiere.
