Le aziende italiane accelerano sulle politiche di inclusione LGBTQI+, almeno tra quelle che hanno scelto di misurarsi pubblicamente su obiettivi, procedure e strumenti concreti. A guidare la classifica 2026 è Baker Hughes, indicata come la realtà più inclusiva in Italia per le pratiche dedicate alle persone LGBTQI+ sul luogo di lavoro.
Il riconoscimento arriva dalla nona edizione del Parks LGBT+ Diversity Index, il questionario annuale promosso da Parks – Liberi e Uguali e considerato il primo strumento di benchmark italiano dedicato alle politiche aziendali LGBTQI+.

All’edizione 2026 hanno partecipato 90 tra aziende, enti e istituzioni attive sul territorio nazionale. L’obiettivo dell’indagine è valutare in modo strutturato le strategie di Diversity & Inclusion rivolte alla comunità LGBTQI+, analizzando sia le policy interne sia il loro impatto operativo.
I premi sono stati consegnati durante il Business Forum “LGBT+ People at Work” 2026, ospitato il 26 maggio al Teatro Elfo Puccini di Milano. L’Index è stato sviluppato dall’associazione con il supporto tecnico di Ipsos Doxa e Strategoi.
Accanto a Baker Hughes, sono state premiate anche altre realtà aziendali per specifici percorsi e iniziative.
L’Oréal e Aeonvis hanno ottenuto, ex aequo, il riconoscimento per il maggiore avanzamento rispetto alla precedente edizione dell’Index.
Per i network aziendali LGBTQI+ sono stati premiati, sempre ex aequo, Intesa Sanpaolo con il network ISPROUD ed EY con il network UNITY.
Il progetto “MAGNIFICI6” di Chiesi è stato indicato come miglior progetto di inclusione LGBTQI+, mentre Michela Conterno e Irene Sarpato hanno ricevuto il premio come migliori alleate della comunità LGBTQI+. Il riconoscimento come miglior role model è andato invece a Liam Percesepe.
Oltre ai premi, l’Index fotografa l’evoluzione delle politiche aziendali italiane sul fronte dell’inclusione. Il questionario ha preso in esame sei aree: policy di contrasto all’omobilesbotransfobia, benefit e permessi per le famiglie omogenitoriali, procedure legate all’affermazione di genere, organizzazione interna delle strategie Diversity & Inclusion, attività di inclusione e impegno pubblico verso l’esterno.
I numeri mostrano un consolidamento delle pratiche aziendali LGBTQI+. Il 94% delle organizzazioni partecipanti dichiara di possedere una policy scritta contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Nel 2023 la quota era pari all’87%, salita al 93% nel 2024.
Cresce anche l’attenzione agli strumenti di controllo e verifica: l’85% delle realtà coinvolte afferma di avere sistemi formalizzati di monitoraggio della non discriminazione, contro il 60% registrato due anni fa.
Un altro fronte riguarda le famiglie LGBTQI+. Il 51% delle aziende ed enti dichiara di aver esteso benefit e permessi previsti per il genitore legalmente riconosciuto anche al cosiddetto “genitore intenzionale”, segnando un aumento di sette punti percentuali rispetto al 2024. Particolarmente rilevante anche il dato relativo alle persone transgender. Il 53% delle organizzazioni dispone di policy scritte o prassi informali dedicate ai percorsi di affermazione di genere nei luoghi di lavoro.
Parallelamente cresce la formazione interna: il 64% delle aziende affronta oggi il tema dell’identità di genere nelle sessioni rivolte a HR, Talent Attraction e HR Business Partner. Nel 2024 la percentuale era ferma al 27%. Si rafforza inoltre il ruolo delle community aziendali LGBTQI+: il 57% delle organizzazioni dichiara di avere un network interno dedicato, tredici punti in più rispetto alla precedente rilevazione.
Sul piano culturale, l’87% delle aziende partecipanti afferma di aver organizzato negli ultimi dodici mesi eventi o attività formative dedicate all’inclusione LGBTQI+.
Sempre più presente anche la comunicazione verso l’esterno. L’86% delle organizzazioni dichiara infatti di valorizzare l’inclusività del proprio ambiente di lavoro già durante le attività di recruiting.
Più che una fotografia definitiva, il Parks LGBT+ Diversity Index restituisce il segnale di una trasformazione ancora in corso. Una parte del sistema produttivo italiano sta progressivamente spostando il tema dell’inclusione dalle dichiarazioni di principio alle procedure interne, ai benefit e ai modelli organizzativi quotidiani.
