Istituito nel 1997, il CONOE – Consorzio Nazionale per la raccolta e il trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti – coordina in Italia la filiera del recupero di questi rifiuti, con l’obiettivo di ridurne l’impatto ambientale e valorizzarne l’impiego come materia prima per la produzione di biocarburanti e biolubrificanti. Oggi il Consorzio aggrega oltre 300.000 produttori e gestisce ogni anno decine di migliaia di tonnellate di oli esausti, per la gran parte provenienti da attività professionali.
Nel 2023, il CONOE ha raccolto 78.000 tonnellate di olio vegetale esausto, di cui il 90% è stato avviato a rigenerazione. La produzione nazionale di oli esausti è stimata in circa 260.000 tonnellate, con una quota maggioritaria (166.000 tonnellate) generata a livello domestico. Il conferimento corretto in ambito urbano resta quindi un punto critico. Per questo motivo, il Consorzio ha deciso di premiare, nell’ambito della XXXII edizione di Comuni Ricicloni promossa da Legambiente, tre amministrazioni comunali che hanno sviluppato iniziative efficaci in questo ambito.
I Comuni premiati – Ancona, Novara e Sperlonga – sono stati selezionati per aver attivato progetti di sensibilizzazione e raccolta in contesti strategici come le scuole e i porti turistici.
Ad Ancona, il progetto Oliimpiadi, promosso insieme ad Anconambiente e Adriatica Oli, ha coinvolto studenti e insegnanti in un percorso di educazione ambientale centrato sulla raccolta domestica dell’olio esausto. Sono stati installati punti di raccolta presso le scuole, favorendo il conferimento secondo un criterio di prossimità.
A Novara, il Comune ha consolidato negli anni una gara tra istituti scolastici per la raccolta dell’olio domestico, in collaborazione con Assa S.p.A. e Due Maich Servizi. La competizione ha assunto un ruolo strutturale nella strategia ambientale locale: il solo olio raccolto nelle scuole rappresenta oggi circa un terzo del totale urbano.
Sperlonga ha invece avviato una campagna di raccolta rivolta alle imbarcazioni da diporto. L’iniziativa, lanciata in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, è stata sviluppata con il supporto del porto locale, della società Energie Comuni Srl e dell’azienda Nuova C.Plastica. L’obiettivo: prevenire lo sversamento dell’olio esausto in mare e tutelare gli ecosistemi costieri.
«Nei centri urbani, dai più grandi ai più piccoli, gli oli vegetali esausti sono una componente importante nella raccolta differenziata dei rifiuti», dichiara Tommaso Campanile, Presidente del CONOE. «Tuttavia, dobbiamo ancora lavorare molto per fare in modo che il corretto conferimento di questi rifiuti diventi una priorità per tutti i Comuni ed una prassi diffusa tra i cittadini. L’impegno dimostrato dai Comuni di Ancona, Novara e Sperlonga, premiati oggi dal CONOE, è particolarmente significativo. Queste amministrazioni hanno abbracciato la sfida con convinzione, coinvolgendo attivamente la comunità locale e rappresentano un esempio virtuoso per tutti gli altri comuni italiani».
I benefici ambientali ed economici del recupero
Il corretto trattamento degli oli esausti evita impatti ambientali significativi. Ogni litro non recuperato può contaminare acque e suolo, con costi elevati per la disoleazione dei reflui urbani. Al contrario, gli oli rigenerati alimentano la filiera dei biocarburanti e contribuiscono alla riduzione delle emissioni e delle importazioni energetiche.
Nel 2024, l’attività del CONOE ha permesso di evitare 190.000 tonnellate di CO₂ equivalente e di risparmiare 80.000 m³ di acqua. Secondo le stime, il solo utilizzo di biodiesel ottenuto da oli esausti ha generato:
30 milioni di euro di risparmio sulla bolletta energetica nazionale nel 2023;
280 milioni di euro di risparmio sulle importazioni di petrolio nell’ultimo decennio.
Dal 2002 al 2024, i quantitativi di oli trattati nella filiera consortile sono passati da 15.000 a oltre 110.000 tonnellate, mostrando una crescita progressiva, ma ancora squilibrata tra il settore professionale e quello domestico. I progetti premiati dal CONOE puntano proprio a colmare questo divario, rendendo la raccolta dell’olio esausto una pratica comune, capillare e sostenibile.
