In Italia, il 6 maggio segna il cosiddetto Overshoot Day, la data in cui, ipotizzando uno stile di vita globale simile a quello degli italiani, l’umanità avrebbe già consumato tutte le risorse naturali rinnovabili disponibili per l’intero anno. A calcolarlo è il Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che promuove la sostenibilità attraverso l’Impronta Ecologica. Da oggi in poi, ogni ulteriore attività rappresenta un prelievo netto dal capitale naturale, piuttosto che dagli “interessi” che il pianeta è in grado di rigenerare.

A livello nazionale, la situazione è aggravata da un altro dato: secondo i calcoli, il Deficit Day italiano è già caduto il 23 marzo, data in cui sono terminate le risorse che il nostro stesso territorio può produrre in un anno. Per oltre otto mesi viviamo dunque al di sopra della nostra capacità ecologica.

«Esaurire le risorse ecosistemiche di un anno è come spendere più di quanto si guadagna», spiega Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia. «L’impronta ecologica è il denaro che spendi: ogni attività – mangiare, usare energia, costruire, viaggiare – consuma risorse naturali. La biocapacità è il tuo stipendio annuale: rappresenta le risorse che la Terra è in grado di rigenerare in un anno. Se le spese superano le entrate, entri in deficit. Lo stesso vale per il Pianeta».

Secondo i dati globali, l’intera popolazione mondiale consuma oggi risorse equivalenti a quelle di 1,7 pianeti. Il paradosso è che il peso di questo consumo non è distribuito equamente. Una recente ricerca pubblicata su Nature mostra come il 10% più ricco della popolazione mondiale sia responsabile del 43% delle emissioni globali di CO₂, del 18,5% del consumo di acqua dolce e di oltre un quarto dell’uso di azoto e fosforo. Le fasce più povere, all’opposto, incidono meno del 5% su questi indicatori.

In Italia, come in altri paesi ad alto reddito, l’impronta ecologica media è quattro volte superiore alla biocapacità disponibile. Se tutti vivessero come gli italiani, servirebbero quasi tre pianeti per sostenere il modello di consumo attuale. Negli Stati Uniti, l’Overshoot Day è arrivato il 15 marzo: cinque pianeti sarebbero necessari se l’intera umanità adottasse quello stile di vita.

Anche le risorse alimentari giocano un ruolo centrale. Le diete ricche di prodotti di origine animale contribuiscono in modo significativo alla perdita di biodiversità, all’uso di nutrienti chimici e al consumo di acqua dolce. Una transizione verso un’alimentazione più vegetale, assieme a un uso più efficiente dell’energia e al ricorso a fonti rinnovabili, potrebbe abbattere drasticamente la pressione ambientale.

«Spetta a noi stessi il compito di invertire la rotta e abbandonare stili di consumo che ignorano il senso del limite», ribadisce Alessi. «Oltre un milione di specie è minacciato di estinzione, il 75% delle terre emerse e il 66% degli ambienti marini sono stati significativamente alterati. La crisi ambientale deve essere affrontata entro questo decennio, se vogliamo costruire un futuro sostenibile”.

Le soluzioni passano da scelte sistemiche e individuali: migliorare l’efficienza energetica, ridurre gli sprechi, adottare diete sostenibili, promuovere l’economia circolare e tutelare gli ecosistemi. L’Italia ha ancora margini di azione, ma le finestre temporali per correggere la rotta si stanno rapidamente chiudendo.

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