Nel 2024 l’Italia ha riciclato il 68,2% degli imballaggi in alluminio immessi sul mercato. Il dato risulta in lieve calo rispetto al 70% medio degli anni precedenti, ma non a causa di un peggioramento della performance: la flessione è legata all’introduzione di nuove regole europee che ampliano il campo di rilevazione, includendo l’alluminio presente anche negli imballaggi compositi. In termini assoluti, il sistema ha gestito un aumento dell’immesso pari a +8,5% rispetto al 2023 e ha raggiunto un tasso complessivo di recupero del 71,7%.
Nel dettaglio, il riciclo delle lattine per bevande ha toccato l’86,3%, con un incremento del 7% delle quantità effettivamente riciclate. L’immesso al consumo di questo tipo di imballaggio è cresciuto del 16%, a conferma di una filiera capace di rispondere anche a picchi di domanda. Pur segnando un calo percentuale di 8 punti rispetto all’anno precedente, le performance restano comparabili a quelle dei Paesi che adottano sistemi cauzionali, rafforzando la validità del modello italiano basato sulla raccolta differenziata.
Dal punto di vista ambientale, il riciclo degli oltre 62.400 tonnellate di imballaggi in alluminio ha evitato l’emissione di circa 442.000 tonnellate di CO₂ equivalenti e ha consentito un risparmio energetico pari a 197.000 tonnellate equivalenti di petrolio. Un risultato reso possibile dall’efficienza del materiale: produrre alluminio riciclato richiede solo il 5% dell’energia necessaria per ottenere alluminio primario.
Il sistema consortile nazionale, gestito da CIAL (Consorzio Imballaggi Alluminio), si avvale di 432 convenzioni attive con una copertura che raggiunge il 78% della popolazione e il 70% dei comuni. La presenza è diffusa su tutto il territorio, incluse le aree meno densamente popolate. Questo presidio territoriale consente la raccolta e il trattamento di volumi crescenti di materiale.
Secondo Carmine Bruno Rea, presidente di CIAL, «I dati 2024 confermano la solidità e la maturità del modello italiano di gestione degli imballaggi in alluminio, tra i più virtuosi ed efficienti in Europa. Anche a fronte dell’adeguamento ai nuovi criteri europei di calcolo – che ampliano il perimetro dell’immesso includendo l’alluminio presente nei compositi – la filiera continua a garantire performance elevate, con volumi assoluti di materiale riciclato in costante crescita. Un esempio concreto: a fronte di un consumo pro-capite di circa 1,45 kg di packaging in alluminio, il nostro sistema riesce a recuperarne e valorizzarne oltre 1 kg per cittadino. È un risultato frutto della cooperazione tra cittadini, istituzioni e imprese, che dimostra come sia possibile coniugare sostenibilità ambientale, efficacia economica e inclusione sociale. Ora è importante che le politiche europee riconoscano e valorizzino i modelli già consolidati, premiando chi ottiene risultati attraverso innovazione, responsabilità condivisa e un’efficiente governance di filiera».
