L’integrazione della sostenibilità nei modelli di business è ormai considerata strutturale per la competitività aziendale. La sua implementazione concreta resta però frammentata, con le grandi aziende più avanti nel processo e le piccole e medie imprese ancora in difficoltà.
È quanto emerge da un’indagine condotta da CFMT (Centro Formazione Management del Terziario), in collaborazione con SosteniAbilita, su un campione di 300 aziende associate. L’analisi, svolta tra dicembre 2024 e gennaio 2025, si è basata su un questionario articolato in 21 domande e ha coinvolto prevalentemente aziende del Nord Italia (85%), con una rappresentanza marginale dal Centro (11%) e dal Sud e Isole.

A che punto siamo
Il 73% delle aziende ha già attuato o intende adottare una Politica di Sostenibilità. Il dato mostra una crescente attenzione al tema, ma anche una netta correlazione tra dimensione aziendale e livello di avanzamento: il 54% delle imprese che hanno già adottato tali politiche ha oltre 250 dipendenti.
Il 64% delle aziende intervistate registra un fatturato annuo superiore a 25 milioni di euro, un terzo supera i 125 milioni. La composizione settoriale è guidata dai servizi alle imprese (circa un terzo), seguiti da beni industriali ed energia (17%) e dal commercio di largo consumo (13%).
Tra le imprese che hanno introdotto strumenti operativi, il 71% ha adottato modelli come la matrice di materialità, ma solo il 34% li ha effettivamente definiti e resi operativi. Il divario tra intenzioni strategiche e implementazione rimane marcato.

Governance e organizzazione interna
Il 38% delle aziende ha istituito un Comitato di Sostenibilità, percentuale che sale al 59% tra quelle con più di 250 dipendenti. Il 30% dispone di una figura specifica in organigramma con responsabilità ESG. Anche sul fronte della rendicontazione, il 55% delle imprese pubblica qualche forma di reporting – tra cui ex dichiarazioni non finanziarie, bilanci sociali o relazioni di impatto – il 20% su base obbligatoria, il 35% su base volontaria.

Percezioni sull’impatto della sostenibilità
Stando all’analisi di CFMT, tra i benefici percepiti prevale l’impatto reputazionale (41%), seguito da riduzione dei costi e inefficienze (18,2%) e miglioramento dei risultati economici (5,6%). Solo il 2,1% dichiara di non aver rilevato alcun impatto positivo se non il superamento di una prima barriera culturale.
Parallelamente, il 67% segnala anche ricadute negative, in particolare un aumento dei costi (38%), perdita di competitività (12,2%), incremento dei rischi (11,5%) e calo del fatturato (5,6%). Il 22,5% non segnala invece effetti negativi rilevanti.

Le principali criticità
Le barriere più significative restano la complessità normativa (23%), che arriva al 47% tra le aziende più strutturate, e la carenza di competenze e risorse (15,8%), con picchi del 49% nelle imprese con meno di 50 dipendenti. A queste si aggiungono resistenze culturali e difficoltà nel reperire figure professionali preparate.

Formazione e supporto esterno: due leve essenziali
Il 50% delle aziende segnala la necessità di formazione mirata per integrare efficacemente i principi ESG, e il supporto di esperti esterni è considerato un fattore abilitante per affrontare le sfide normative e operative.
«Oggi la sostenibilità non rappresenta più un elemento accessorio, ma un fattore strutturale e abilitante per la continuità e la competitività delle aziende, un driver trasversale che impatta operativamente e strategicamente sui processi e sulla cultura imprenditoriale», osserva Nicola Spagnuolo, Direttore di CFMT. «Per questo è per noi importante analizzarne tutti gli aspetti e cogliere gli stimoli delle realtà virtuose e dei loro manager che hanno già reso operativi determinati processi».

«A fronte di un quadro normativo complesso ed in rapida evoluzione, caratterizzato da iniziative come la Tassonomia Ambientale Europea, la SFDR, la CSRD e la CSDDD, le PMI stanno incontrando significative difficoltà di orientamento», sottolinea Alfredo Romano, Founding & Managing Partner di SosteniAbilita. «L’omnibus della Commissione Europea, pur promettendo semplificazioni, richiede alle imprese un ulteriore sforzo di apprendimento, riconciliazione e riallineamento delle strategie aziendali, spesso già in fase avanzata. In questo contesto, un ruolo chiave lo giocano sia le competenze esterne di professionisti specializzati sui temi della sostenibilità sia la condivisione a cura delle grandi imprese delle “best-practice” che si stanno via via consolidando e di cui le PMI possono beneficiare».

La ricerca CFMT-SosteniAbilita restituisce, insomma, un’immagine complessa e sfaccettata. Se da un lato cresce l’impegno delle aziende verso la sostenibilità, dall’altro la sua integrazione concreta nei processi aziendali procede in modo irregolare. Il divario tra grandi imprese e PMI resta ampio, e la transizione sostenibile richiede un approccio sistemico: formazione continua, accesso a competenze qualificate, sostegno normativo e istituzionale. Solo così sarà possibile tradurre le intenzioni strategiche in pratiche operative diffuse e durature.

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