Il Giappone si prepara a intervenire in modo strutturale sull’impatto ambientale della moda. Entro marzo è infatti atteso il varo di un piano d’azione nazionale che punta a ridurre del 25% gli sprechi di abbigliamento entro il 2030, prendendo come riferimento i livelli del 2020. L’iniziativa è coordinata dal ministero dell’Ambiente e nasce dalla necessità di affrontare il peso crescente di un settore che, a livello globale, è responsabile di circa il 10% delle emissioni di anidride carbonica.

La strategia giapponese si inserisce in un quadro internazionale già critico. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), l’industria della moda genera ogni anno circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti nel mondo. Numeri che trovano una conferma puntuale anche sul piano nazionale.
Nel solo 2024, in Giappone sono state immesse sul mercato circa 820.000 tonnellate di abiti nuovi, in larga parte importati. A questa produzione e consumo corrisponde un impatto ambientale significativo: 8,38 miliardi di metri cubi di acqua utilizzati e un’impronta stimata in 95 milioni di tonnellate di CO₂, dovuta soprattutto ai processi di tintura e al trasporto. Il dato più critico riguarda però il fine vita dei capi: 560.000 tonnellate di abbigliamento sono finite in discarica o negli inceneritori, e il 90% di questi rifiuti proviene dalle abitazioni private.

Il piano d’azione intende intervenire lungo tutta la filiera. Alle amministrazioni locali sarà chiesto di rafforzare i sistemi di raccolta e di migliorare l’accesso ai circuiti dell’usato, anche come strumento di sostegno per i nuclei familiari in difficoltà. Alle imprese viene richiesto un ripensamento dei prodotti in chiave di riciclabilità, promuovendo una progettazione orientata all’economia circolare. Ai cittadini, infine, si chiede un cambiamento nelle abitudini di consumo, con scelte di acquisto più consapevoli e sostenibili.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la quantità di abiti che diventano rifiuti, allungarne la vita utile e limitare il ricorso a discariche e incenerimento. Se approvato nei tempi previsti, il piano rappresenterà uno dei tentativi più articolati messi in campo da un grande Paese industriale per affrontare, con strumenti coordinati, uno dei nodi ambientali più complessi dell’economia globale.

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