Nel primo semestre del 2025, le emissioni di anidride carbonica in Italia sono tornate a crescere. L’aumento è stato dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, dopo oltre due anni di progressivo calo. A determinare l’inversione di tendenza, secondo quanto rilevato dall’Analisi trimestrale del sistema energetico nazionale pubblicata da ENEA, è stato soprattutto l’incremento nell’uso del gas naturale, cresciuto del 6%. La domanda complessiva di energia, invece, è rimasta stabile.

Nel dettaglio, la produzione da fonti rinnovabili ha subito una flessione del 3%. Il calo più significativo ha riguardato l’idroelettrico, in discesa del 20%, e l’eolico, che ha perso il 12%. La crescita del fotovoltaico (+23%) – sostenuta dall’aumento della capacità installata – non è bastata a compensare la contrazione delle altre fonti.
Anche dal punto di vista economico, i segnali sono poco incoraggianti. L’Italia continua a registrare prezzi dell’elettricità tra i più alti in Europa. Nel primo semestre, il prezzo medio alla Borsa elettrica italiana si è attestato a 120 euro per megawattora, contro 62 euro in Spagna e 67 euro in Francia. Un divario che pesa in particolare sui settori industriali ad alta intensità energetica, la cui produzione resta inferiore di oltre il 10% rispetto alla media del comparto manifatturiero.

La fotografia del sistema energetico si riflette anche sull’indice ISPRED, l’indicatore sintetico sviluppato da ENEA per monitorare la transizione energetica italiana. L’indice ha segnato un peggioramento del 25% rispetto al semestre precedente, attribuito in gran parte alla scarsa riduzione delle emissioni.

Aumentano intanto i consumi nel settore civile (+3%), spinti dal freddo anomalo del primo trimestre e da una maggiore domanda di elettricità nel terziario. I consumi nel comparto dei trasporti risultano invece in calo (-1%), mentre la domanda elettrica nazionale segna un leggero incremento (+0,4%). Il quadro generale indica però una sostanziale stagnazione nel processo di elettrificazione. Secondo ENEA, «la traiettoria attuale non è sufficiente a rispettare gli obiettivi 2030», che prevedono una riduzione media annua delle emissioni del 7%.
Dal lato della sicurezza energetica, il sistema ha mostrato solidità. L’attivazione del rigassificatore di Ravenna, entrato in funzione tra maggio e giugno, ha portato il gas naturale liquefatto (GNL) a diventare la prima fonte di approvvigionamento nazionale nel periodo, con una quota del 35%, superando le importazioni dall’Algeria.

Resta tuttavia forte il legame tra gas e prezzo dell’elettricità: il mercato italiano presenta ancora un’incidenza marginale di prezzi nulli o negativi. Nel primo semestre, solo lo 0,5% delle ore nella zona Sud ha registrato valori pari o inferiori allo zero. In Spagna, per confronto, oltre sei ore al giorno rientrano in questa fascia di prezzo.
La dipendenza dal gas e il rallentamento delle rinnovabili pongono quindi una questione strutturale: la transizione energetica italiana appare ancora fragile, nonostante alcuni progressi tecnici. Come osserva ENEA, «i benefici legati alla decarbonizzazione dipendono sempre di più dalla coerenza tra strumenti di policy, innovazione industriale e investimenti infrastrutturali». Una coerenza che, almeno per ora, continua a mancare.

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