Per chi deve realizzare un nuovo impianto rinnovabile, il passaggio decisivo è arrivato il 7 agosto, quando è entrato in vigore il decreto FER X definitivo, firmato il 18 giugno e pubblicato ad agosto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Il meccanismo resterà operativo fino al 31 dicembre 2030 e potrà sostenere complessivamente fino a 37,15 GW di nuova capacità tra fotovoltaico, eolico, idroelettrico e impianti alimentati da gas residuati dai processi di depurazione.
Il provvedimento poggia su una dotazione autorizzata dalla Commissione europea di 23 miliardi di euro, approvata l’8 giugno. Il sostegno funzionerà prevalentemente attraverso contratti per differenza a due vie: se il prezzo di mercato scende sotto quello riconosciuto all’impianto, interviene il meccanismo di sostegno; se invece lo supera, è il produttore a restituire la differenza. Una protezione reciproca sul prezzo dell’energia che può durare 20 anni.

Due percorsi, a seconda della potenza
La prima soglia è quella di 1 MW. Gli impianti fino a questa potenza hanno accesso diretto agli incentivi, senza passare dalle aste, entro un contingente nazionale complessivo di 10 GW.
Il canale resterà aperto fino al 2030 oppure fino all’esaurimento del contingente. Se i 10 GW saranno raggiunti prima della scadenza, ci saranno altri 60 giorni per presentare le richieste, dopodiché l’accesso diretto si chiuderà.
Sopra 1 MW, invece, gli impianti dovranno partecipare alle procedure competitive gestite dal GSE, per un contingente complessivo di 27,15 GW. La quota maggiore è destinata all’eolico, con 16,5 GW, seguita dal fotovoltaico con 10 GW. Restano 630 MW per l’idroelettrico e 20 MW per gli impianti alimentati con gas derivanti dalla depurazione.
C’è poi un’altra soglia, quella dei 200 kW, che riguarda la modalità di remunerazione. Al di sotto di questo limite il GSE ritirerà e venderà direttamente l’elettricità, riconoscendo una tariffa omnicomprensiva per 20 anni. Dai 200 kW in su si applicherà invece il contratto per differenza a due vie.
Per gli impianti che accedono direttamente, le tariffe saranno definite da ARERA. Nelle aste, il prezzo dipenderà dalla base fissata per la procedura e dal ribasso proposto dal produttore.

Non conta più soltanto il prezzo
È però nelle aste per fotovoltaico ed eolico che il FER X introduce uno dei cambiamenti più significativi. Almeno il 30% del volume messo a gara dovrà essere assegnato tenendo conto anche di criteri diversi dal prezzo, in linea con il Net-Zero Industry Act europeo. Entrano così nella valutazione elementi come la condotta responsabile delle imprese, la cybersicurezza, la capacità di rispettare tempi e impegni di realizzazione e la resilienza delle catene di approvvigionamento. Il regolamento europeo prevede che questi criteri riguardino almeno il 30% del volume annualmente messo all’asta, oppure almeno 6 GW all’anno per ciascuno Stato membro.
La questione della filiera diventa quindi parte integrante della politica energetica. Il regolamento europeo 2025/1176 introduce criteri di resilienza quando più del 50% delle forniture europee di una determinata tecnologia o dei suoi componenti proviene da un unico Paese terzo, oppure quando una dipendenza in rapida crescita raggiunge almeno il 40%.
Per il fotovoltaico possono essere valutati il luogo di assemblaggio di sistemi e moduli e l’origine di celle, inverter e altri componenti principali. Per l’eolico l’attenzione riguarda anche turbine e gruppi propulsori. Il regolamento non manca di menzionare la Repubblica popolare cinese in relazione al rischio di dipendenza delle filiere dell’eolico e di altre tecnologie. L’obiettivo è evitare che la crescita della capacità rinnovabile europea si traduca semplicemente in una maggiore dipendenza industriale dall’estero.

Rinnovabili, ma anche rete e accumuli
Il FER X prova inoltre a premiare gli impianti capaci di integrarsi meglio nel sistema elettrico. Tra gli elementi valorizzati nelle procedure competitive c’è la presenza di sistemi di accumulo con una potenza nominale pari almeno al 25% di quella dell’impianto, in grado di fornire flessibilità nell’arco della giornata. Pesano anche la localizzazione dell’impianto rispetto alle esigenze della rete e la capacità di integrarsi con altri vettori energetici.
La logica è quindi più ampia rispetto alla semplice aggiunta di nuovi megawatt: la nuova capacità dovrà essere compatibile con una rete chiamata a gestire una quota crescente di produzione rinnovabile e con filiere industriali meno esposte alle dipendenze esterne.

Le regole operative
L’entrata in vigore del decreto inaugura la fase attuativa. Entro 60 giorni dovranno essere definite le regole operative predisposte dal GSE e approvate dal MASE, insieme ai provvedimenti necessari per stabilire contingenti e segnali relativi alle diverse zone del mercato elettrico. Dopo la pubblicazione delle regole, il GSE avrà a disposizione 30 giorni per pubblicare il primo avviso relativo alle richieste di qualifica preliminare.
Il FER X mette così in moto una macchina che si stima potrà mobilitare decine di miliardi di euro e decine di gigawatt di nuova capacità. Ma la vera novità non sta soltanto nella quantità degli incentivi disponibili: per una parte crescente dei progetti, prezzo, tempi, tecnologia, filiera e capacità di stare dentro il sistema elettrico dovranno ormai viaggiare insieme.

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