Ridurre drasticamente il peso dei combustibili fossili nell’economia europea significa prima di tutto aumentare il ricorso all’elettricità. È su questo principio che si fonda l’Electrification Action Plan che la Commissione europea dovrebbe presentare il 17 luglio e di cui il think tank italiano sul clima ECCO ha anticipato alcuni contenuti sulla base di una bozza del documento.
L’obiettivo è ambizioso: entro il 2040 l’Unione europea punta a ridurre di circa due terzi la dipendenza dal gas e della metà quella dal petrolio, accelerando l’elettrificazione dei trasporti, del riscaldamento e dei processi industriali. Una strategia che Bruxelles considera decisiva non solo per la decarbonizzazione, ma anche per rafforzare la sicurezza energetica e ridurre l’esposizione dell’Europa alle tensioni geopolitiche.
ECCO ricorda che da oltre dieci anni il tasso di elettrificazione europeo è fermo al 23%, mentre Cina, Corea del Sud e Giappone hanno già superato il 30%. L’Italia si colloca leggermente al di sotto della media europea, con un tasso del 22%.
La bozza del Piano individua cinque ostacoli principali: il costo dell’elettricità ancora superiore rispetto ai combustibili fossili; gli elevati investimenti iniziali richiesti dalle tecnologie elettriche; i limiti delle reti di distribuzione; le difficoltà tecnologiche nei comparti più complessi da elettrificare, come il trasporto pesante e alcuni processi industriali; e la necessità di rafforzare la filiera europea delle tecnologie elettriche. Tra questi fattori, il prezzo dell’energia rappresenta il nodo centrale. Bruxelles intende ridurre il divario tra elettricità e gas fissando entro il 2030 un rapporto massimo di 2,5 per le famiglie e di 2 per le imprese. Per l’industria italiana questo rapporto è oggi pari a circa 3,5, un livello che rende meno conveniente investire nell’elettrificazione.
Le misure previste riguardano tutti i principali settori energivori. Nel comparto residenziale il Piano punta a raddoppiare, entro il 2030 rispetto ai livelli del 2025, il ritmo di installazione delle pompe di calore, attraverso incentivi destinati sia ai produttori sia agli installatori e introducendo obblighi specifici per gli edifici pubblici. Per l’industria, che rappresenta quasi un quarto dei consumi energetici europei, la Commissione propone di destinare maggiori risorse del sistema ETS alla decarbonizzazione, istituire una Industrial Decarbonisation Bank e lanciare nel 2026 una seconda Industrial Heat Auction nell’ambito dell’Innovation Fund.
Anche il settore dei trasporti, responsabile di circa un terzo dei consumi energetici dell’Unione, sarà interessato da nuove misure: revisione della Clean Vehicles Directive per gli appalti pubblici, incentivi fiscali per le flotte aziendali elettriche e programmi di social leasing finanziati attraverso il sistema ETS e il Fondo sociale per il clima.
Per ECCO, accelerare l’elettrificazione significa anche rafforzare la competitività europea. Nei primi cento giorni del conflitto in Medio Oriente, ricorda il think tank, l’Unione ha sostenuto circa 50 miliardi di euro di costi aggiuntivi per le importazioni di combustibili fossili. Al contrario, la diffusione delle tecnologie elettriche consentirebbe di ridurre i consumi energetici fino al 60% nel riscaldamento domestico e fino al 78% nella mobilità privata. Il think tank propone inoltre che gli obiettivi di elettrificazione vengano inseriti direttamente nella futura legislazione europea, all’interno del pacchetto Energy Union atteso nell’ultimo trimestre del 2026, così da renderli vincolanti.
L’analisi dedica ampio spazio anche alla situazione italiana, giudicata ancora distante dalla traiettoria indicata da Bruxelles. La Direttiva europea sull’efficienza energetica non è stata ancora recepita e il Piano nazionale per l’attuazione della Direttiva “Case Green” non è stato trasmesso alla Commissione europea, con l’avvio della relativa procedura di infrazione.
Anche la politica degli incentivi viene considerata poco coerente con gli obiettivi europei. La riforma dei bonus edilizi entrata in vigore nel 2025 ha infatti equiparato le detrazioni del bonus casa e dell’ecobonus, eliminando il vantaggio economico per gli interventi di efficientamento energetico. Secondo l’ultimo rapporto ENEA, i risparmi energetici prodotti dalle detrazioni fiscali sono diminuiti del 37% rispetto al 2024, mentre quelli riconducibili all’ecobonus sono crollati di oltre il 55% in un solo anno.
Nel comparto industriale l’Italia presenta una quota di elettrificazione del 39%, superiore alla media europea del 33,3%, ma il dato è sostanzialmente fermo da oltre dieci anni. L’85% del calore di processo continua a essere prodotto con combustibili fossili e una parte rilevante del fabbisogno inferiore ai 150 °C, già tecnicamente elettrificabile, è ancora soddisfatta attraverso il gas naturale. Nei settori alimentare, delle bevande e del tessile circa il 70% del calore di processo deriva ancora da fonti fossili. Criticità emergono anche nell’utilizzo delle risorse ETS: secondo ECCO, soltanto il 9% dei fondi disponibili è stato destinato a interventi climatici chiaramente tracciabili.
Infine, il think tank giudica poco coerente anche l’approccio italiano alla mobilità elettrica. Nonostante la crescita delle vendite di auto a batteria, il Governo continua a chiedere una revisione degli standard europei sulle emissioni di CO₂, favorendo parallelamente i biocarburanti. Dopo gli incentivi del PNRR che nel 2025 avevano contribuito a raddoppiare in pochi mesi la quota di mercato delle auto elettriche, non sono state introdotte misure equivalenti. Secondo Ecco, anche il Dpcm del 10 giugno 2026 disperde le risorse disponibili finanziando tecnologie differenti, comprese le conversioni a GPL e metano, mentre il nuovo programma di noleggio sociale include anche veicoli con motore endotermico.
