Quest’anno è il 24 luglio il fatidico Earth Overshoot Day: da questa data, l’umanità inizierà a consumare risorse che la Terra non è in grado di rigenerare entro l’anno. È il segno tangibile di uno squilibrio che continua: oggi utilizziamo l’equivalente di 1,8 pianeti per sostenere i nostri consumi. In altre parole, stiamo prelevando capitale naturale, non vivendo degli interessi.
Secondo i calcoli del Global Footprint Network, il primo Overshoot Day registrato risale al 1970 e cadeva a fine dicembre. Da allora, la data è avanzata progressivamente fino a luglio, accumulando un debito ecologico teorico pari a 22 anni. Anche volendo, non potremmo restituirlo: non tutto il capitale naturale è recuperabile. Alcuni danni – foreste distrutte, suoli erosi, ghiacciai scomparsi – sono irreversibili. E la crisi climatica in atto peggiora la capacità rigenerativa del Pianeta.
«Non solo stiamo vivendo “a credito” ogni anno, ma abbiamo anche accumulato un enorme debito nei confronti del sistema Terra. Ripagare questo debito – in termini ecologici – è quasi impossibile se continuiamo a ignorarne le conseguenze», spiega Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia. «Si tratta di una chiamata urgente all’azione per cambiare radicalmente il nostro modello di sviluppo, prima che il danno diventi definitivamente irreparabile».

Le cause sono note: abitudini di consumo insostenibili, sprechi, modelli produttivi ad alto impatto. Le conseguenze altrettanto chiare: perdita di biodiversità, crisi idrica, collasso degli stock ittici, aumento delle emissioni, inquinamento, insicurezza alimentare. Il WWF sottolinea che le crisi ambientali attuali derivano direttamente dalle nostre scelte quotidiane.
Ebbene ricordare anche che quest’anno per l’Italia l’Overshoot Day è arrivato il 6 maggio: da quella data, come Paese, abbiamo esaurito le risorse naturali dell’anno. In soli 127 giorni abbiamo consumato tutto il capitale naturale che la Terra riesce a rigenerare in un anno.

La buona notizia è che – per quanto complicato – invertire la rotta è possibile. A livello globale, per far coincidere l’Overshoot Day con il 31 dicembre, sarebbe necessario ridurre del 60% l’impronta ecologica globale. Le leve principali sono cinque:
Transizione energetica: uscire dai combustibili fossili e passare alle rinnovabili.
Economia circolare: ridurre, riutilizzare, riciclare.
Alimentazione sostenibile: consumare meno carne e privilegiare prodotti locali e stagionali.
Mobilità sostenibile: incentivare il trasporto pubblico e i mezzi a basse emissioni.
Politiche ambientali efficaci: servono accordi globali vincolanti.
Piccole riduzioni mirate avrebbero effetti significativi. Tagliare le emissioni di CO₂ del 50%, per esempio, sposterebbe la data di 93 giorni; dimezzare il consumo globale di carne, di 17 giorni; fermare la deforestazione, di 8 giorni.
Se riuscissimo a spostare l’Overshoot Day di 5 giorni all’anno, potremmo tornare in equilibrio entro il 2050. Una media che combina innovazione tecnologica, comportamenti individuali e scelte politiche.
La criticità più grande resta il modello economico. «Un nodo cruciale è il nostro modello economico, fondato sulla crescita illimitata dei consumi materiali – di energia, risorse, materie prime – che è semplicemente incompatibile con un Pianeta dalle risorse finite», osserva ancora Alessi. «Non dobbiamo puntare all’aumento quantitativo, ma a un progresso qualitativo, fatto di conoscenza, relazioni umane, diritti e tutela della Natura da cui dipendiamo. È fondamentale sostituire il PIL come unico indicatore di sviluppo con indicatori più complessi, che considerino la salute degli ecosistemi, il benessere psicologico e la coesione sociale».
