In un quadro internazionale decisamente instabile – attraversato da transizione ecologica, tensioni geopolitiche e competizione per le risorse – la sicurezza energetica torna a imporsi come questione pubblica. Ma qual è il reale livello di consapevolezza dei cittadini italiani? Come valutano rischi, costi, soluzioni possibili? A queste domande prova a rispondere la ricerca “Italia: energia sicura?”, condotta da GPF Inspiring Research (Gruppo Qubit) su un campione rappresentativo di 2.000 adulti, intervistati tra il 30 aprile e il 5 maggio 2025.
L’indagine parte dalla considerazione che il tema dell’energia non è più confinabile nei soli ambiti tecnici o industriali, ma interessa, direttamente, la sfera pubblica, la partecipazione democratica e le scelte individuali.
«Abbiamo voluto questa ricerca perché ci interessa la coscienza collettiva. Non ci bastano i dati tecnici, volevamo una lettura culturale e sociale», afferma Alessandro Beulcke, presidente del Festival dell’Energia, che ha promosso lo studio. «L’abbiamo pensata e commissionata prima del blackout che ha colpito la Spagna – evento che oggi pone con evidenza il tema della sicurezza energetica al centro della cronaca – con dati rilevati immediatamente dopo. La sicurezza energetica è già oggi una priorità strategica per il Paese, eppure rischia di essere discussa solo in circuiti specialistici».
E prosegue: «Ci interessa, come Festival, la lettura culturale e sociale perché l’energia non è solo un argomento tecnico: è sempre più spesso materia di opinione pubblica. Non parlo solo dei referendum nazionali, come quelli sul nucleare del 1987 e del 2011, o sulle trivelle del 2016, ma anche delle numerose consultazioni locali su impianti fotovoltaici, eolici e infrastrutture energetiche di ogni tipo. Questi referendum, sebbene consultivi, diventano poi strumenti decisivi per i decisori politici. Ed è così che dal fenomeno NIMBY (Not In My Backyard) si passa sempre più spesso al NIMTO (Not In My Term of Office): non nel mio mandato. Per questo crediamo sia necessario promuovere un’informazione consapevole, autorevole e capace di accompagnare le scelte democratiche».
Paure, consapevolezze e contraddizioni
I dati raccolti restituiscono una situazione articolata. L’incertezza generale è percepita in modo trasversale: il 91,8% degli intervistati descrive l’epoca attuale come instabile. L’84,4% si dichiara sensibile alla sicurezza energetica, ma solo il 23,8% afferma di conoscerla bene. La dipendenza dall’estero è avvertita come un rischio primario, ma la sua reale entità è in larga parte sottovalutata.
Il 42,9% degli italiani ritiene plausibile il rischio di blackout o interruzioni di fornitura. Allo stesso tempo, il 72,4% afferma che «nel 2025 non è accettabile che avvengano blackout!». Un dato che segnala aspettative alte, ma spesso disallineate dalle reali condizioni del sistema.
Il 32,4% teme che i costi dell’energia possano diventare insostenibili anche in presenza di disponibilità, mentre il 67,6% – la maggioranza – confida che lo Stato possa assorbire gli aumenti. Un atteggiamento definito dalla ricerca come “fideistico”.
«La nostra analisi mostra una frattura tra paura e conoscenza. La sensibilità al tema è alta, ma spesso emotiva», osserva Carlo Berruti, Direttore Scientifico di GPF Research. «C’è molto da fare in termini di educazione energetica, anche perché le risposte del futuro richiederanno consapevolezza e responsabilità diffusa».
Fonti fossili, nucleare e nuove generazioni
L’indagine registra posizioni meno polarizzate del previsto su nucleare e fonti fossili. Il 75,2% degli intervistati si dice favorevole allo sfruttamento dei giacimenti italiani, a condizione di tutelare ambiente e decoro. Il 58,4% si dichiara disponibile a considerare il nucleare tra le fonti per soddisfare il fabbisogno nazionale.
Il sostegno è più alto tra gli under 35 (62,3%) e decresce con l’età. Lo stesso andamento si registra rispetto alla disponibilità ad accettare un impianto energetico vicino a casa: il 38,8% lo accetterebbe senza riserve, e un ulteriore 31,4% mostra apertura condizionata. Ancora una volta, i più giovani risultano i più inclini all’accoglienza, mentre tra gli over 65 la quota di favorevoli scende sotto il 30%.
La memoria storica gioca un ruolo rilevante: le generazioni più anziane hanno una maggiore familiarità con il dibattito sul nucleare (sospeso in Italia dal 1987), ma anche una maggiore opposizione, presumibilmente influenzata dallo storytelling dominante in decenni passati. I più giovani, al contrario, si muovono su un terreno meno ideologico e più orientato alla risoluzione.
Consumi, stili di vita e conoscenza
Il 90,2% degli intervistati riconosce l’importanza di mantenere buone relazioni con i Paesi fornitori per garantire continuità e prezzi sostenibili. Tuttavia, solo il 25,8% è disposto a farlo «a ogni costo», prescindendo da valutazioni etiche. La disponibilità a modificare i propri stili di vita resta invece limitata: molti condividono l’idea di ridurre i consumi, ma pochi sembrano pronti a farlo.
Sul piano della conoscenza, i dati rivelano un disallineamento diffuso. L’energia elettrica è sovrastimata come componente del mix energetico nazionale (stimata oltre il 50%, mentre nella realtà è intorno al 20%). Solo il 16,7% indica correttamente la quota di rinnovabili nella propria abitazione. Più della metà degli intervistati mostra incertezza o errori di valutazione sulla provenienza dell’energia domestica.
«Questa indagine fotografa un’opinione pubblica attraversata da consapevolezze nuove e contraddizioni profonde», conclude Berruti. «Il tema della sicurezza energetica è sentito, ma spesso in modo frammentato».
Beulcke aggiunge: «L’energia è sempre stata un bene primario, ma non possiamo più permetterci di considerarla garantita. La sicurezza energetica non è un tema tecnico per addetti ai lavori: riguarda tutti noi, le nostre scelte quotidiane, il futuro delle nostre famiglie. Questa ricerca ci consegna una base preziosa per orientare politiche pubbliche, investimenti e narrazioni condivise. Il nostro compito ora è renderle comprensibili».
