Il rischio maggiore per l’umanità, nei prossimi dieci anni, non viene solo da guerre o nuove tecnologie: la perdita della biodiversità e il collasso degli ecosistemi si impongono come emergenze globali. Un libro, tra divulgazione e ironia, prova a raccontarne il valore.

Nel Global Risks Report 2024 del World Economic Forum, tra le minacce a lungo termine più gravi viene indicata non solo l’intelligenza artificiale fuori controllo o il riarmo nucleare, ma soprattutto la perdita della biodiversità e il collasso degli ecosistemi. Secondo il documento, questi rischi costituiscono una delle sfide più urgenti per la sopravvivenza umana entro i prossimi dieci anni.

Nel tentativo di spiegare perché la biodiversità debba essere difesa con urgenza, l’evoluzionista Telmo Pievani e l’estroso gruppo musicale Banda Osiris propongono una riflessione che mescola divulgazione scientifica, comicità e immaginazione. Ne è nato prima uno spettacolo teatrale, poi un libro, appena pubblicato da Aboca Edizioni con il titolo Allegro bestiale – Viaggio ai confini della biodiversità.

L’idea di fondo è che la biodiversità rappresenti una forma di assicurazione: maggiore è la varietà genetica, più robuste sono le popolazioni biologiche. Il volume alterna spiegazioni scientifiche e momenti comici, utilizzando anche specie immaginarie per stimolare il confronto tra verità e invenzione. Il tono è leggero ma l’obiettivo dichiarato è quello di sensibilizzare i lettori sulla fragilità degli ecosistemi, anche attraverso l’umorismo.
“La biodiversità è un’assicurazione sulla vita”, sostiene il libro. “Più è alta e meglio è, perché più c’è diversità genetica e più le popolazioni biologiche sono sane e resistenti”.

Tra gli intenti di Allegro bestiale, anche quello di ridimensionare lo sguardo antropocentrico che porta a celebrare solo le specie animali più note o “carismatiche”, trascurando la varietà silenziosa ma essenziale della vita terrestre. Secondo gli autori, la prima lezione offerta dalla biodiversità è l’umiltà: “Noi umani dobbiamo tornare al nostro posto e darci meno arie”.

La narrazione si affida a un bestiario misto, dove accanto a specie fittizie (come l’Ahirone o il Capriolet) compaiono organismi realmente esistenti, spesso poco conosciuti ma fondamentali per comprendere la ricchezza ecologica del territorio italiano. È il caso del Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephaus marchesonii, scoperto nel 1954 da Vittorio Marchesoni, che vive esclusivamente nel Lago di Pilato e che è considerata una delle specie più peculiari in Italia. Oppure, l’Orecchione sardo (Plecotus sardus), un pipistrello lungo fino a 5 cm per 10 grammi di peso che è stato scoperto nel 2002 e vive soltanto nelle grotte della Sardegna. Ancora: l’Abete dei Nebrodi (Abies nebrodensis), specie endemica e rara della Sicilia e lo Sparviero milanese (Hieracium australe) che, a dispetto del nome, non è un volatile, ma una pianta angiosperma, classificata nel 2018, che cresce tra le mura del Castello Sforzesco di Milano.

Il libro, arricchito dalle illustrazioni di Sacco Vallarino, alterna racconto e gioco, chiedendo al lettore di distinguere tra verità e invenzione. Un approccio che, pur restando leggero, mira a stimolare una riflessione concreta: la biodiversità non è un ornamento del pianeta, ma una condizione essenziale per la stabilità ecologica. La sua perdita rappresenta una minaccia sistemica, ma anche una responsabilità diretta.

 

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