Per anni ci siamo raccontati che la somma delle nostre scelte quotidiane avrebbe potuto invertire la rotta della crisi ambientale. Abbiamo ridotto il consumo di carne, evitato sprechi, sostituito la plastica. Ma la realtà dice altro: l’emergenza climatica, sociale ed ecologica non si arresta. Fabio Ciconte, presidente dell’associazione ambientalista Terra!, nel suo nuovo libro Il cibo è politica (Einaudi), smonta l’illusione che basti essere “bravi consumatori” per salvare il pianeta. Secondo Ciconte, le buone pratiche individuali, da sole, non sono solo insufficienti, rischiano di essere parte del problema. Distolgono l’attenzione dalle vere responsabilità: quelle delle istituzioni politiche e del mercato globale.
«Questo libro», racconta l’autore, «ha un valore enorme per me, perché tiene insieme molte delle cose di questi anni, molte delle riflessioni personali e collettive che mi hanno portato fin qui, e le spinge un po’ in avanti. Era da un po’ che avevo l’esigenza di scrivere questo libro. Proprio questo. Perché siamo in un tempo nuovo, pieno di incertezze e di fatiche, ma è un tempo anche carico di nuove opportunità. È una di quelle fasi in cui bisogna ribaltare il tavolo e mettere in discussione qualche certezza che ci ha guidato sin qui: quella del consumo consapevole, ad esempio. Siamo caduti nella trappola del mercato e a un certo punto ci siamo trovati da soli tra gli scaffali di un supermercato con il desiderio di fare una spesa consapevole e la consapevolezza di non poterla fare. Ecco, è ora di uscirne. Ma non lo si fa da soli, questo è certo. Una cosa che ho capito in questi anni con Terra! è che le battaglie devono essere collettive o non sono».
Il piccolo saggio (144 pagine) invita a ripensare il ruolo del cibo come chiave di lettura delle trasformazioni sociali ed economiche: dalla standardizzazione dei prodotti alla corsa alla performance, dalla velocità di consumo alle logiche industriali che, oggi, rendono il sistema agroalimentare responsabile di circa il 30% delle emissioni globali di gas serra. Una trasformazione che ha compromesso la biodiversità e aggravato la crisi climatica.
La “sportina di stoffa” o la “dieta vegetale” non sono inutili, ma diventano armi spuntate se non si trasformano in strumenti politici. La sfida non è cambiare la propria lista della spesa: è costruire forme di partecipazione collettiva che incidano sulle scelte pubbliche, sulle regole del mercato, sui modelli di produzione.
Il cibo è politica è, in definitiva, un appello a uscire dalla trappola del consumo individuale per tornare a essere cittadini attivi. E riconoscere che, nel tempo della crisi climatica, ogni battaglia è prima di tutto una battaglia collettiva.
Fabio Ciconte, oltre all’impegno diretto con Terra!, ha dedicato gli ultimi anni a raccontare l’intreccio fra cibo, ambiente ed economia con una serie di saggi: Il grande carrello (2019, con Stefano Liberti), Fragole d’inverno (2020), Chi possiede i frutti della terra (2022) e L’ipocrisia dell’abbondanza (2023), tutti editi da Laterza.
