Il 20 giugno 2025 la Commissione europea ha annunciato il ritiro della proposta di direttiva sui green claims. Una decisione che, in un solo atto, archivia anni di lavoro tecnico, negoziale e politico, cancellando lo strumento normativo pensato per garantire trasparenza e veridicità nelle dichiarazioni ambientali volontarie.
La direttiva avrebbe introdotto criteri comuni e obblighi di verifica ex ante per tutte le affermazioni ambientali, rafforzando la fiducia dei consumatori e riducendo la frammentazione del mercato interno. La sua cancellazione, invece, apre un vuoto regolatorio che mina la coerenza dell’intera strategia ambientale europea.
Un vuoto giuridico che espone a rischi crescenti
Sul piano giuridico, l’assenza di una disciplina armonizzata obbliga le imprese a confrontarsi con normative disomogenee tra Stati membri – affrontando costi crescenti, adempimenti duplicati e una maggiore incertezza operativa – e priva autorità nazionali e associazioni di consumatori di strumenti chiari per contrastare pratiche di greenwashing sempre più sofisticate.
Tre conseguenze strutturali
La decisione di ritirare la proposta indebolisce tre pilastri fondamentali della politica ambientale dell’Unione:
1. Il Green Deal, che perde uno dei suoi strumenti più efficaci per promuovere trasparenza e accountability lungo la catena del valore.
2. La strategia “Farm to Fork”, fondata sulla capacità del mercato di riconoscere e premiare le pratiche sostenibili.
3. La credibilità delle etichettature ambientali, oggi affidata a sistemi volontari e disomogenei, privi di un coordinamento sovranazionale.
Un segnale non isolato: il caso EUDR
Il ritiro della Green Claims Directive non è un episodio isolato. Già il Regolamento contro la deforestazione (EUDR) – parte integrante del Green Deal – ha subito rinvii, deroghe, e pressioni per l’introduzione di nuove categorie di rischio “molto basso”, finalizzate a ridurre l’ambito applicativo della normativa.
L’impressione è che si stia cedendo a una logica di semplificazione normativa scollegata da una visione sistemica, con il rischio concreto di minare l’efficacia della transizione ecologica e incrementare a dismisura il fenomeno di stratificazione normativa tipico del settore. Le imprese, nel frattempo, si confrontano con un quadro instabile e poco prevedibile, che scoraggia investimenti strutturali nella sostenibilità e rende più complicata la compliance regolatoria.
Prospettive e urgenze
Per evitare un effetto domino sul pacchetto normativo ambientale europeo, è necessario riaprire al più presto il cantiere della regolazione in materia di green claims. Serve un nuovo testo che sappia coniugare rigore scientifico e semplicità applicativa, capace di armonizzare le regole senza rinunciare alla trasparenza.
È altrettanto urgente promuovere il coordinamento e il riconoscimento reciproco tra gli standard volontari, valorizzando quelli basati su criteri solidi e scientificamente fondati, e prevenendo al contempo la proliferazione disordinata di etichette nazionali, che rischia di confondere anziché orientare.
Infine, è indispensabile garantire continuità alle normative cardine – come il regolamento EUDR – evitando che slittamenti, riscritture o deroghe ne compromettano l’effettività e la legittimazione.
Europa al bivio
Il ritiro della Green Claims Directive rappresenta un segnale chiaro: il progetto europeo di transizione verde è entrato in una fase di vulnerabilità politica. In assenza di una cornice giuridica comune, le imprese operano in un contesto frammentato, mentre i consumatori rischiano di essere esposti a messaggi ambientali sempre più opachi e ingannevoli.
Se la stessa logica dovesse essere applicata ad altri dossier strategici – come il regolamento sulla deforestazione – a essere compromesso non sarebbe solo un singolo atto normativo, ma l’intero impianto su cui poggia il Green Deal.
L’Europa è ora chiamata a una scelta: difendere la sua ambizione di leadership nella transizione ecologica o abbandonarla per una gestione miope e tattica del consenso.
Specializzato in diritto agroalimentare è tra i fondatori dello Studio Legale Ambientale SAFE Green (www.safegreen.it), presidente della Scuola di Alta Formazione Agroalimentare e opera presso la Law Boutique Palumbieri. Particolarmente attento alla comunicazione in ambito giuridico ha collaborato con riviste del settore agroalimentare e dell’innovazione e attualmente gestisce il blog personale eliopalumbieri.it. È co-autore dello studio “Riqualificare le Filiere Agroalimentari”, pubblicato da Wolters Kluwer Italia.
