Non cresce, ma neanche diminuisce: in sintesi, la popolazione italiana si ferma, dopo oltre un decennio di calo. Come rivela il nuovo report Istat, al 1° gennaio 2026 i residenti nel nostro Paese sono 58.943.000, appena 636 in meno rispetto all’anno precedente: un dato che riporta il tasso di crescita vicino allo zero e interrompe dodici anni consecutivi di contrazione.
A sostenere questo equilibrio è soprattutto la dinamica migratoria. Nel 2025 si registrano 440mila ingressi dall’estero e 144mila uscite, per un saldo positivo di +296mila unità. Senza questo contributo, il bilancio demografico sarebbe nettamente negativo.
Le nascite continuano a scendere: 355mila nel 2025 (-3,9% sul 2024), con un tasso di natalità pari a 6,0 per mille. La fecondità tocca un nuovo minimo storico: 1,14 figli per donna (era 1,18 nel 2024). Un dato che conferma una tendenza strutturale e diffusa anche in Europa. Un nato su otto ha cittadinanza straniera (48mila, -5,6%).
I decessi, invece, restano sostanzialmente stabili: 652mila (-0,2%), pari a 11,1 ogni mille abitanti. Intanto cresce la speranza di vita, che raggiunge 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Il divario tra i sessi si riduce a 4 anni, il valore più basso dal 1953.
L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi e, allo stesso tempo, più anziani d’Europa. L’età media sale a 47,1 anni, mentre quella mediana arriva a 49,1. Gli over 65 sono 14,8 milioni (25,1% della popolazione), gli over 85 superano i 2,5 milioni (+101mila) e i centenari raggiungono quota 24.700 (+2mila). I giovani tra 0 e 14 anni scendono all’11,6% (6,85 milioni, -168mila).
La stabilità complessiva nasconde però un Paese diviso, con il Nord che cresce (+2,2 per mille), il Centro che resta fermo e il Mezzogiorno che arretra (-3,1 per mille). Tra le regioni, il Trentino-Alto Adige (+4,2 per mille), l’Emilia-Romagna (+3,4) e la Lombardia (+3,2) mostrano i segnali più dinamici, mentre Basilicata (-9,0), Molise (-6,5) e Sardegna (-5,1) registrano le flessioni più marcate.
Anche la struttura familiare cambia. Le famiglie sono 26,6 milioni, ma sempre più piccole: la dimensione media scende a 2,2 componenti (erano 2,6 vent’anni fa). Le persone sole rappresentano il 37,1% dei nuclei, diventando la forma più diffusa. Le coppie con figli si fermano al 28,4%, quelle senza figli al 20,2%, mentre i nuclei monogenitoriali raggiungono il 10,8%.
L’età media al parto sale a 32,7 anni, con valori più alti al Centro (33,1). A livello territoriale, la fecondità più bassa si registra in Sardegna (0,85 figli per donna), seguita da Molise (1,02) e Lazio (1,05), mentre il Trentino-Alto Adige mantiene il valore più alto (1,40).
La componente straniera continua a crescere: 5.560.000 residenti (+188mila), pari al 9,4% della popolazione. I cittadini italiani scendono a 53.383.000 (-189mila). Le acquisizioni di cittadinanza sono 196mila, in calo rispetto alle 217mila del 2024.
Si muove anche la popolazione interna: 1,45 milioni di persone hanno cambiato Comune nel 2025 (+5,1%), con un flusso netto di 45mila unità dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord. Tra le regioni più attrattive emergono la Valle d’Aosta (+2,4 per mille) e l’Emilia-Romagna (+2,1).
Il dato complessivo restituisce un equilibrio precario: meno nascite, più longevità, famiglie più fragili e una dipendenza crescente dai flussi migratori per mantenere stabile la popolazione. Un sistema che regge, ma cambia forma.
