In ufficio c’è un nuovo collega. Non prende pause, non sbaglia per stanchezza, ma ogni tanto commette errori clamorosi. Non ha bisogno della macchina del caffè e non sa dove sia la mensa. È veloce, competente, pervasivo. È un agente di intelligenza artificiale.
È questa l'”ambientazione” che definisce il perimetro in cui sviluppa le sue riflessioni Intelligenza, il nuovo libro realizzato da Luca Tremolada e Silvia Zanella per la collana “Voci del lavoro nuovo” di FrancoAngeli e in uscita il 28 aprile. Il volume, l’undicesimo della collana, affronta senza enfasi e molto pragmatismo una delle domande più ricorrenti degli ultimi anni: cosa succederà davvero al lavoro quando l’AI entrerà stabilmente nelle organizzazioni?
Scevro da facili allarmismi e da entusiasmi superficiali, il libro nasce come un’inchiesta e si sviluppa come un laboratorio operativo, costruito per aiutare professionisti, manager e aziende a orientarsi.
Le domande che attraversano il testo sono diverse: quali competenze servono per lavorare con l’intelligenza artificiale? Come funzionano chatbot e agenti intelligenti? Quali strumenti abbiamo per affrontare l’ansia da sostituzione? E soprattutto: quali regole definiranno la convivenza tra intelligenza umana e artificiale?
La tesi sostenuta dai due autori è che “non perderemo il lavoro per colpa dell’AI, ma rischiamo di perderlo a favore di chi saprà usarla meglio”.
Se le macchine amplificano la capacità di fare, agli esseri umani resta, e diventa decisiva, la capacità di essere: interpretare, decidere, assumersi responsabilità, costruire relazioni. È qui che si gioca la differenza.
Tremolada e Zanella parlano di una “intelligenza dell’essere” che integra senso critico ed emozioni, flessibilità e collaborazione, competenze tecniche e capacità umane. Una dimensione che restituisce profondità al concetto stesso di competenza, andando oltre la semplice esecuzione.

Nel libro si parla anche dell’Agentic AI, ovvero quei sistemi in grado di agire in autonomia all’interno dei processi aziendali. Non più strumenti passivi, ma veri e propri attori organizzativi.
Questo cambia il significato di esperienza, leadership e gestione dei team. Se una parte crescente delle attività può essere delegata alle macchine, diventa necessario ripensare ruoli e responsabilità. La gerarchia si ridefinisce, i processi si accorciano, le competenze richieste si spostano.
La struttura del libro riflette la doppia anima degli autori: Luca Tremolada porta l’analisi tecnologica e dei dati, Silvia Zanella tiene il focus su persone, organizzazioni e cultura del lavoro. Il risultato è un testo che evita sia il tecnicismo sia la semplificazione, offrendo una mappa preziosa per orientarsi in una trasformazione già in corso.
E ribadisce l’idea che l’adattabilità resta il vero vantaggio umano e che l’AI non è un destino già scritto, né una minaccia inevitabile, ma è uno strumento che amplifica differenze e competenze.
La partita del futuro, insomma, non si gioca tra uomini e macchine, ma tra chi saprà integrare le due intelligenze e chi resterà fermo.
