Le disuguaglianze sono fra le sfide più urgenti che le nostre società si trovano ad affrontare oggi. Questo fenomeno si traduce in profonde disparità di opportunità, risorse e diritti tra individui e gruppi sociali, generando un impatto sociale ed economico di proporzioni enormi che non può più essere ignorato.
Per il terzo anno consecutivo, Ipsos ha pubblicato l’Equalities Index, lo studio condotto in 31 Paesi che esplora come le persone percepiscono disuguaglianze e discriminazioni.

Le disuguaglianze: un problema prioritario
Secondo l’Ipsos Equality Index 2025, il 50% della popolazione dei 31 Paesi considera le disuguaglianze come il problema più importante o uno dei più importanti che il proprio Paese deve affrontare. Questo dato si conferma identico anche in Italia, dove il 50% della popolazione condivide questa preoccupazione.

Ma chi subisce maggiormente il peso di queste discriminazioni? L’indagine rivela una chiara gerarchia dei gruppi più discriminati. Le persone con disabilità fisiche sono percepite come il gruppo che affronta il trattamento più iniquo, con il 33% di accordo. Seguono le donne con il 25%, mentre gli anziani e le persone con problemi di salute mentale sono entrambi al 24%.
L’Italia è più o meno in linea con la media globale: le persone con disabilità fisica (31%), le donne e gli immigrati (28%) sono quelle indicate come le più discriminate, seguite da persone anziane (27%).

Gli sforzi per l’uguaglianza: ancora insufficienti?
I dati dell’Ipsos Equality Index 2025 mostrano come la maggioranza dei cittadini a livello globale ritiene necessario intensificare gli sforzi per promuovere l’uguaglianza. Il 43% della popolazione mondiale, che scende al 38% in Italia, crede che si debba fare di più per raggiungere questo obiettivo. Solo una persona su cinque, il 21%, pensa invece che si sia andati troppo oltre, indicando una certa resistenza verso un cambiamento radicale in questa direzione.
Tuttavia, è significativo notare che il divario si è ridotto rispetto al 2023, quando il 49% chiedeva ancora più azione e solo il 19% riteneva si fosse andati troppo oltre.
Questo cambiamento potrebbe riflettere diversi fattori concomitanti. Da un lato, la leggera diminuzione di chi chiede maggiori sforzi (dal 49% al 43%) potrebbe indicare che alcune iniziative per l’uguaglianza implementate negli ultimi anni stanno iniziando a produrre risultati visibili, portando parte della popolazione a percepire progressi concreti. Dall’altro, il lieve aumento di chi ritiene si sia andati troppo oltre (dal 19% al 21%) suggerisce l’emergere di una “stanchezza da cambiamento” o una reazione conservatrice alle politiche di inclusione, un fenomeno che purtroppo stiamo osservando nel corso dell’ultimo anno.

Il tramonto della meritocrazia: analisi di un cambio di paradigma
I dati sulla meritocrazia dell’Ipsos Equality Index 2025 rivelano una frattura profonda nella percezione del successo personale. Con solo il 42% della popolazione globale che crede ancora che il successo dipenda principalmente dai propri meriti e sforzi, mentre il 30% attribuisce il successo a fattori esterni fuori dal proprio controllo, emerge chiaramente una crisi di fiducia nel “sogno meritocratico”.
Analizzato sotto la lente generazione, il divario di opinioni di 12 punti percentuali tra Generazione Z e Baby Boomers non è solo un numero: è il sintomo di due visioni del mondo radicalmente diverse. I Baby Boomers sono cresciuti in un’epoca di espansione economica dove la mobilità sociale sembrava possibile attraverso l’impegno e lo studio. La GenZ, invece, si trova a navigare un mondo dove la precarietà lavorativa è la norma, i costi dell’istruzione sono proibitivi e l’ascensore sociale sembra definitivamente bloccato.
L’aumento di 4 punti percentuali di questo gap rispetto al 2023 nasconde anche una possibile ridefinizione del concetto stesso di “merito”. Forse la Generazione Z non rifiuta l’idea che l’impegno debba essere premiato, ma contesta una definizione ristretta di merito che ignora i privilegi di partenza e le barriere sistemiche. La loro visione potrebbe essere più sofisticata: riconoscere che il successo è sempre il prodotto di una combinazione tra sforzo individuale e contesto strutturale.

I dati dell’Ipsos Equality Index 2025 tratteggiano il ritratto di società globali attraversate da tensioni profonde e contraddizioni crescenti. Il paradosso emerso dai dati – una richiesta ancora forte ma in calo di maggiori sforzi per l’uguaglianza, accompagnata da una crescente polarizzazione – suggerisce che ci troviamo in un momento di svolta critico. Le nostre società sembrano oscillare tra la consapevolezza dell’urgenza di agire e una crescente stanchezza o resistenza al cambiamento.
La sfida che abbiamo di fronte non è solo politica o economica: è culturale e generazionale. Ricostruire la fiducia nel futuro, specialmente tra i giovani, richiederà più che politiche incrementali. Servirà ripensare radicalmente come garantire pari opportunità in un mondo dove i vantaggi di partenza contano sempre di più.

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