Nel dibattito pubblico sul cambiamento climatico, sulla salute e sull’ambiente, la confusione non è sempre accidentale. In molti casi, è il risultato di una strategia deliberata. Comprendere chi genera il dubbio, con quali mezzi e per quali interessi, è diventato essenziale per orientarsi in un mondo dell’informazione che si è fatto sempre più complesso e opaco.
Per profondità di indagine e completezza di analisi del fenomeno della disinformazione, Mercanti di dubbi è un libro che ha senza dubbio fatto scuola. Pubblicato per la prima volta nel 2010, viene oggi riproposto da Edizioni Ambiente in una nuova edizione arricchita, con una prefazione del popolare divulgatore scientifico Massimo Polidoro e un’intervista inedita a Naomi Oreskes, coautrice insieme a Erik M. Conway, rispettivamente professoressa Henry Charles Lea di Storia della Scienza e Scienze della Terra all’Università di Harvard e professore alla Purdue University.
Al centro del volume c’è la tesi di un piccolo gruppo di scienziati, sostenuti da lobby industriali e da circuiti politici conservatori, che ha costruito e alimentato per decenni un’apparente controversia scientifica su temi per cui il consenso era in realtà già solido. Dalla pericolosità del fumo al riscaldamento globale, dalle piogge acide al buco dell’ozono, l’obiettivo è stato sempre quello di rallentare l’adozione di misure regolatorie per proteggere interessi economici consolidati.
“Questo libro è un’arma di difesa. Non per attaccare, ma per proteggerci. Un invito all’azione, un atto di fiducia nella forza dei fatti, a condizione che i fatti siano salvaguardati dalla propaganda e dal rumore”, scrive Massimo Polidoro nella prefazione.
Il meccanismo descritto da Oreskes e Conway si fonda su una strategia ricorrente: sollevare dubbi anche quando le evidenze scientifiche sono consolidate, insinuando l’idea che “non ci sia ancora abbastanza certezza per agire”. In questo modo, il tempo necessario per produrre consenso politico si allunga, a vantaggio di chi trae profitto dallo status quo.
La lettura di Mercanti di dubbi, oggi, conferma che buona parte delle tecniche di manipolazione sono rimaste invariate e sono ancora in uso. Come sottolinea Naomi Oreskes nell’intervista curata da Emanuele Bompan, la disinformazione non si è fermata con la crisi climatica: ha semplicemente aggiornato i suoi linguaggi e i suoi canali di diffusione. “Le tecniche usate per negare i pericoli del fumo negli anni ’50 e ’60 sono state riutilizzate per minimizzare i danni del cambiamento climatico”, afferma Oreskes, ricordando come queste strategie abbiano condizionato il dibattito pubblico per decenni.

Naomi Oreskes ed Erik M. Conway
Con l’ascesa di movimenti politici che attaccano apertamente il Green Deal europeo o negano l’origine antropica del riscaldamento globale, il lavoro di Oreskes e Conway conserva tutta la sua attualità. Il libro offre una chiave interpretativa utile anche per chi, oggi, si confronta con un ecosistema informativo dominato dai social media e da contenuti spesso virali ma infondati.
Tradotto in tutto il mondo e ispiratore dell’omonimo documentario del 2014, Mercanti di dubbi rimane un punto di riferimento per chi voglia analizzare con lucidità le forme contemporanee della negazione scientifica. Non propone soluzioni semplici, ma fornisce strumenti per decifrare le narrazioni manipolatorie e difendersi da esse. A partire da un principio tanto semplice quanto fondamentale: distinguere l’incertezza scientifica genuina da quella costruita a tavolino.
